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Russia: il sentiment del mercato è negativo ma alcuni dati macro potrebbero segnare la svolta

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L’acquisizione da parte di Rosneft di parte del capitale di Saras ha avuto molta rilevanza negli ultimi giorni in Italia. Tuttavia non si tratta di un caso isolato ma di una tendenza sempre più frequente negli ultimi anni. Basti pensare al caso di Erg o all’intesa raggiunta qualche giorno fa tra la stessa Rosneft e Pirelli per la costruzione a Sochi del primo flagship store Premium del marchio milanese in Russia.

“E’ solo un’altra attestazione di come le grandi aziende russe continuino a essere attive in campo internazionale”, commenta le notizie degli ultimi giorni Daniele Mellana, Responsabile per l’Italia di East Capital. A sostegno della sua tesi, l’esperto della società di gestione indipendente specializzata nei mercati finanziari dell’Est Europa e della Cina evidenzia come “altri esempi sono Lukoil con le sue attività globali o l’azienda automotive Sollers e le alleanze siglate con altri grandi marchi del settore”.

A questo scenario di attivismo a livello aziendale, si contrappone in queste ultime settimane una situazione per cui  il mercato russo è pervaso da un sentiment negativo. A pesare i timori di un rallentamento della crescita e una crescente pressione sui prezzi delle materie prime. Altro malcontento potrebbe ancora aggiungersi: inizia domani a Kirov il processo all’avvocato e blogger Navalny, il simbolo della lotta alla corruzione in Russia, accusato di frode fiscale.

“Si tratta senza dubbio di un evento che terrà alta l’attenzione sul Paese dei media internazionali e degli investitori”, analizza a riguardo Mellana, secondo cui da un punto di vista prettamente economico “proprio ieri è emerso un dato interessante circa la produzione industriale”. La lettura ha fatto registrare in marzo un +12% rispetto a febbraio e quasi il 3% in più rispetto allo stesso periodo del 2012. “Alcuni analisti ritengono che questa ripresa, sebbene moderata, possa essere il punto di svolta e che la contrazione del settore possa considerarsi finita”, incalza Mellana.

Per riassumere l’andamento del mercato, il MICEX, principale paniere azionario del Paese, è tornato indietro ai livelli della scorsa estate scontando la situazione attuale di  rallentamento nella crescita del PIL, che rimane comunque attorno al 3%. Ma non solo per quello. Le quotazioni del brent sono infatti scivolate sotto i 100 dollari al barile, fatto negativo per un mercato come quello russo così pesato su titoli energetici. Se a spingere al ribasso le quotazioni della materia prima è  stato principalmente l’eccesso di offerta, Mellana ritiene che ” l’OPEC cercherà di difendere questo livello”.

Insomma dalla Russia arrivano segnali misti e resta bassa la visibilità sul mercato, in un contesto in cui i mercati emergenti restano fuori dall’interesse degli investitori. Se non altro anche perchè permangono forti differenze fra settore e settore. “In particolare se il mondo delle utilities rimane del tutto fuori dal favore degli investitori, altri titoli legati ai consumi stanno muovendosi in controtendenza rispetto ai due principali listini russi, essendo positivi da inizio anno”, termina la sua analisi sull’attuale stato di salute dei mercati russi l’esperto di East Capital.