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Russia: panico investitori, vendite scatenate su rublo e bond russi. Fuga dagli ETF

“Il mercato è stato colto alla sprovvista, visto che molti fondi sono overweight sul rublo e sulle azioni e bond russi”, commenta Morgan Harting, gestore presso AllianceBernstein a New York, …

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Gli smobilizzi scatenati sul rublo e sui bond russi continuano. Gli investitori scappano a gambe levate dagli asset finanziari del paese, dopo le sanzioni che gli Stati Uniti hanno imposto lo scorso venerdì, 6 aprile. A dispetto dei toni rassicuranti che arrivano da diversi funzionari della Russia, il governo è stato costretto a cancellare anche l’asta dei bond per la prima volta dall’agosto del 2015, ovvero dai tempi del crash dei prezzi del petrolio.

Il motivo è stato riconosciuto dal Ministero del Tesoro, che ha parlato di condizioni di mercato non favorevoli.

A sollevare ulteriori preoccupazioni sul debito sovrano russo, è la proposta di legge, presentata la scorsa settimana al Congresso degli Stati Uniti, che auspica il divieto di acquistare titoli di debito russi.

In realtà, come riporta Bloomberg, nel mese di febbraio il Tesoro Usa ha raccomandato caldamente di non mettere al bando i bond russi, affermando che una tale mossa provocherebbe troppi danni agli investitori americani e agli asset manager di tutto il mondo.

Ma lo spettro aleggia sui mercati e la paura di una ulteriore escalation delle tensioni, unita alla cancellazione dell’asta, ha portato i tassi decennali sui titoli di stato a balzare nelle ultime ore di 9 punti base, al 7,68%. E’ il livello più alto in quattro mesi, in un contesto in cui gli investitori stanno ritirando le loro puntate dagli ETF che monitorano i bond.

In particolare l’iShares JP Morgan EM Local Government Bond ETF, ETF che ha tra i suoi maggiori componenti proprio la Russia, ha sofferto i flussi in uscita più forti, nella sessione di martedì, dal mese di ottobre.

Nuova volata anche per i cds sul debito russo espresso in dollari – credit default swap, contratti per assicurarsi contro il rischio di default di un paese – balzati al record dallo scorso agosto.

Tutte le aziende russe potrebbero essere potenzialmente a rischio, con un impatto piuttosto significativo – ha detto intervistata da Bloomberg Stephane Monier, responsabile degli investimenti presso Bank Lombard Odier & Co, a Ginevra – E ciò rappresenta un rischio notevole per chi detiene le loro obbligazioni”.

Il panico degli investitori è scontato, oltre che dai bond, anche dal rublo, che alle 10.54 di Mosca, stando ai dati di Bloomberg, è sceso dell’1%, a quota 64,345 nei confronti del dollaro, riducendo la perdita delle ore precedenti (fino a -2,7%).

Ma il bilancio dall’inizio della settimana è tutto fuorché confortante: la moneta ha perso l’8% circa del suo valore nei confronti del dollaro.

Le vendite sul rublo hanno portato precisamente il cambio fino a quota 64,76 nei confronti del dollaro, al di sopra della soglia di 64 rubli per la prima volta dal 5 dicembre del 2016.

Nei confronti dell’euro inoltre, il cambio ha superato la soglia di 80 (rubli per euro), fino a 80,14 (rubli per euro), per la prima volta dal marzo del 2016.

“Il mercato è stato colto alla sprovvista, visto che molti fondi sono overweight sul rublo e sulle azioni e bond russi”, ha commentato Morgan Harting, gestore presso AllianceBernstein a New York. E in una nota Vladimir Miklashevsky, economista senior presso Danske Bank A/S a Helsinki, ha scritto_

“Per il rublo, i rischi maggiori derivano dalla geopolitica. Se la situazione non dovesse peggiorare, potremmo assistere al ritorno degli acquisti. Tuttavia, al momento la situazione è troppo confusa, specialmente riguardo a una possibile escalation in Siria tra la Russia e gli Stati Uniti”.

I trader russi di Citi avvertono inoltre che è difficile che la situazione, in termini di investimenti, migliori nel breve periodo. E questo non solo per le tensioni nate con l’imposizione di sanzioni Usa contro alcuni oligarchi russi, aziende che controllano e 17 funzionari, ma anche per il sospetto attacco chimico sferrato a Douma, in Siria. Il presidente americano Donald Trump ha infatti tuonato sia contro Mosca che contro Teheran per il sostegno dato al governo siriano di Bashar al Assad.

Tra l’altro un nuovo scontro Mosca-Washington si è consumato all’Onu, con la Russia che ha posto il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che, su richiesta degli Stati Uniti, chiedeva l’avvio di una indagine indipendente sull’attacco sferrato in Siria.

Oggi il vicepresidente della Commissione Difesa del Senato russo, Yevgeny Serebrennikov, ha detto inoltre che, nel caso in cui le forze russe dispiegate in Siria dovessero essere colpite da quelle americane, la risposta di Mosca “sarà immediata”.

Ancora, l’ambasciatore russo in Libano, Aleksandr Zasipkin, ha avvertito che “se gli americani colpiranno” la Siria, “i loro missili saranno abbattuti, e così pure le strutture da cui questi missili saranno lanciati”.

Le tensioni geopolitiche sono scontate anche dai prezzi dell’oro espressi in rubli che, come dimostra il grafico, schizzano verso l’alto, confermando l’avversione al rischio da parte degli investitori.