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La Russia da oggi nella WTO ma gli investitori restano tiepidi

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Da oggi è ufficiale: la Russia fa parte della World Trade Organisation. Si infrange un tabu durato oltre 18 anni, durante i quali l’unica grande potenza mondiale a non essere ancora inclusa nell’Organizzazione ha attraversato trattative piene di alti e bassi, soprattutto a causa dell’opposizione comunista fortemente contraria all’abolizione dei dazi all’entrata di merci straniere. Finalmente a marzo di quest’anno la ratifica della Duma, ed ora il Paese guidato da Vladimir Putin è il 156o membro della WTO, portando in dote un’economia del valore di 1900 miliardi di dollari.
“L’odierna adesione alla WTO e’ un grande passo avanti per l’ulteriore integrazione della Russia nell’economia mondiale”, è stato il commento del commissario europeo al commercio Karel De Gucht, che si è detto sicuro che “l’adesione facilitera’ scambi e investimenti, stimolera’ la modernizzazione dell’economia russa e offrira’ enormi opportunita’ sia alle imprese russe che a quelle europee. Credo che la Russia – ha proseguito il commissario – si atterra’ all’impegno assunto di soddisfare le regole e le norme del commercio internazionale”.
In ogni caso sarà cura dell’Unione Europea e dei suoi partner internazionali intensificare i rapporti con il Cremlino per assicurarsi che le norme siano rispettate e che le nuove leggi emesse dal Parlamento russo siano compatibili con il nuovo status della Russia di membro della Wto.
L’ingresso della Russia nell’Organizzazione Mondiale del Commercio implicherà dei cambiamenti rispetto al sistema ex-sovietico che ancora pesa sul Paese. Innanzitutto una maggiore apertura commerciale da parte del Paese: minori dazi all’import (tetto massimo che scende dal 10 al 7,8%) e maggior competitività richiesta nell’export, vale a dire che le imprese dovranno diventare più moderne ed aperte agli scenari globali. Verranno inoltre gradualmente aboliti i sussidi all’agricoltura e saranno introdotte la difesa della proprietà intellettuale e misure sanitarie da rispettare. Anche le banche russe si apriranno agli investitori stranieri, permettendo loro di entrare nel capitale fino ad una quota del 50%. Cadranno inoltre le restrizioni per l’esportazione di acciaio il che potrebbe aumentare la disponibilità di metallo nell’Ue, deprimendo i prezzi. Nessun effetto invece sull’export di petrolio e gas, poiché le fonti energetiche non sono coperte dalle norme Wto.
L’entrata della Russia nella Wto, che segna un passo importante nella liberalizzazione del commercio mondiale, secondo Bloomberg potrebbe portare al Paese circa 162 milioni l’anno di output economico, migliorando nel lungo periodo l’afflusso di capitali stranieri e l’accesso al mercato mondiale.
Tuttavia, nota il Financial Times, gli investitori non si sono fatti entusiasmare troppo dalla notizia. L’indice RTS denominato in dollari, infatti, ha sì seguito il rally delle Borse americane guadagnando il 15% da giugno, ma resta ancora ben al di sotto dei suoi massimi di aprile. Anche il direttore generale della WTO Pascal Lamy avrebbe dichiarato a Reuters che l’ingresso della Russia nella WTO non è certo pargonabile al Big Bang.