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Russia alle prese con l’eccedenza di riserve in dollari

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La Banca Centrale russa si sta confrontando con un problema che sarebbe gradito a molti istituti centrali del pianeta: ha le casse piene di dollari Usa. Le sue riserve – denominate in gran parte nella valuta nordamericana – hanno subito un graduale incremento negli ultimi anni, fino ad occupare il quarto posto nella classifica mondiale delle riserve di valuta estera detenute dai singoli paesi. Il quadro odierno offre grandi possibilità, ma allo stesso tempo crea una serie di problemi al governo di Mosca, che sembra incapace di decidere sul come e quando utilizzare i 226.000 milioni di dollari accumulati ( un ammontare doppio rispetto a quello esistente nel novembre del 2004).

Secondo la dottrina di Alan Greenspan, quel che succede in Russia potrebbe essere considerata un’aberrazione. Secondo l’ex presidente della Federal Reserve, i paesi dovrebbero mantenere le riserve su livelli sufficienti a pagare il debito estero accumulato ogni anno. Secondo le cifre rese pubbliche da Alerei Kudrin, ministro delle finanze russo, la Russia può contare su riserve in eccesso per 100.000 milioni di Usd. La situazione delle riserve in divisa estera viene accompagnata dalla continua svalutazione del dollaro rispetto al rublo ( trend che dura da circa tre anni). German Gref, ministro dell’Economia, crede che l’utilizzo delle riserve in eccesso potrebbero indebolire ancor più il biglietto verde, e provocare un grave danno ai cittadini.

Ma non è solo la cassa del governo russo ad essere stracolma di dollari. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Internazionale di Statistica con sede a Mosca, tutta la società russa è “dollarizzata”. Le società e i pochi risparmiatori detengono i propri investimenti in dollari, la maggior parte delle famiglie riceve il salario in dollari e, perfino le emissioni obbligazionarie sono denominate in dollari.

L’immobilità delle riserve provoca due grandi problemi ai responsabili dell’economia russa. Il primo è dato dal deprezzamento del dollaro rispetto al rublo. Il secondo risiede nella sfiducia che la società russa- provata da un decennio di bancarotte e saliscendi – dimostra nei confronti della propria valuta. La debolezza del biglietto verde e l’apprezzamento del rublo, sembra essere l’unica strada percorribile per tentare un riavvicinamento dei russi alla valuta nazionale.

Tre anni fa, il presidente della Banca Centrale russa (Serguei Ignatiev) annunciò l’inizio di un processo di de- dollarizzazione. I ministri russi si lanciarono in una campagna per convincere i russi sull’opportunità di puntare sulla divisa domestica. In Russia tutti ricordano che fino al 1998 – quando il dollaro valeva 7,4 rubli -, la maggior parte dei risparmi era denominata in valuta locale. La crisi economica provocò un crollo del cambio ( che toccò quota 20,8), e tutti cominciarono a pagare e incassare in dollari e a conservare il denaro nelle proprie abitazioni.

Il dollaro ha toccato il suo picco massimo nel dicembre del 2002 ( 31,86 rubli). Da allora, il petrolio e il gas provenienti dalla Siberia hanno provocato un rafforzamento del rublo. Il dollaro ha perso il 18% in tre anni, e il 7% da inizio anno. Il trend della valuta domestica e la continua crescita dei prezzi in rublo ( + 40%), stanno aiutando il rublo a risalire la china. Una recente inchiesta pubblicata da Izvestia mostra che il 52% della popolazione ripone la fiducia sul rublo, il 17% scommette sull’euro e solo l’11% sul dollaro. Tuttavia, l’investitore russo si muove con i piedi di piombo, cercando una diversificazione che lo tuteli da una nuova crisi. A cura di www.fondionline.it