Russia: alla ricerca di una "fonte" di sviluppo alternativa al petrolio

Inviato da Redazione il Mer, 12/07/2006 - 10:42
La Russia ha usato gli introiti del petrolio per pagare i suoi debiti: 15.000 milioni di dollari al Club di Parigi e 3.300 milioni al Fondo Monetario Internazionale. Secondo le previsioni formulate dal FMI, il prodotto interno lordo russo crescerà del 6,5% nel 2006 grazie al consolidamento del commercio estero, della politica fiscale e del binomio spesa pubblica/ investimenti esteri. I problemi irrisolti continuano ad essere la riduzione della dipendenza dal petrolio e la graduale apertura dei monopoli energetici.

Gli ultimi dati ufficiali pubblicati dal Ministero dell'Economia indicano che il Pil russo è cresciuto del 6,2% nei primi cinque mesi dell'anno. Il paese ha mantenuto un tasso di crescita medio annuo superiore al 6,5% durante l'ultimo decennio. Le elevate quotazioni del petrolio e l'adozione di una politica di transizione verso il libero mercato sono le due variabili che hanno fornito il maggior impulso al conseguimento di tale risultato. Un recente report diffuso dal FMI evidenzia che l'economia è stata sostenuta dal buon dato del commercio con l'estero (cresciuto del 30% nel 2005, toccando i 35.000 milioni di dollari). Gli scambi si sommano all'accresciuta flessibilità della politica fiscale, all'aumento della spesa pubblica e degli investimenti ( cresciuti del 14,6% in maggio).

Nel corso dell'ultimo biennio, la crescita economica della Russia è diventata più equilibrata, dipendendo in minor misura dai consumi e dalla volatilità dei prezzi del petrolio. La spesa pubblica è la variabile che sta guidando la crescita russa, suscitando non poche preoccupazioni tra gli analisti locali e gli esperti del FMI in tema di pressioni inflazionistiche.

L'obiettivo del governo è contenere la crescita dei prezzi al di sotto dell'8,5% nel 2006. La riduzione dell'inflazione ad una sola cifra è uno dei compiti pendenti dell'ultimo decennio. Dopo aver toccato l'11,7% nel 2004 e il 10,9% nel 2005, l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 5,9% nei primi cinque mesi del 2006 ( ben al di sotto del 7,3% relativo allo stesso periodo dello scorso anno). Gli analisti credono che il controllo dell'inflazione potrebbe essere favorito dall'accelerazione della politica di regolamentazione flessibile della parità del rublo con le altre divise.

A dispetto degli sforzi compiuti dall'amministrazione, il petrolio continua a rivestire un ruolo guida nel controllo dell'economia domestica. Il paese possiede il 25% delle riserve mondiali di gas e il 20% di quelle di petrolio: una situazione che, sommata alla sua veste di paese non Opec, ha reso possibile l'impennata delle vendite sperimentata nell'ultimo quinquennio. In questo lustro, i guadagni ascrivibili alle esportazioni di greggio hanno permesso al paese di aumentare le proprie riserve di valuta estera da 12.000 milioni di dollari a 180.000 milioni entro la fine del 2005.

Nonostante il vicepresidente russo Alexander Zhukov abbia dichiarato che l'industria del gas e del petrolio cresca ad un ritmo molto più basso dell'economia nel suo complesso - lasciando il passo a settori come la costruzione di macchinari, la comunicazione e il commercio - i dati sono eloquenti. La Russia ha usato gli introiti del petrolio per saldare in anticipo i suoi debiti internazionali.

L'altra grande dipendenza economica è quella derivante dall'eccessivo peso esercitato dallo stato sull'industria energetica, in special modo nel settore idrocarburi attraverso il controllo del colosso Gazprom. Il gioiello della corona russa produce più del 26% di tutto il petrolio che si consuma nell'Unione Europea. A cura di www.fondionline.it
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