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Rush finale per il referendum: la voce di Fitch e gli scenari di Equita

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Ultime battute per il referendum. Il probabile raggiungimento del quorum sembra ormai essere scontato, a seguito della forte affluenza che nelle ultime ore ha toccato il picco del 41 per cento. Negli ultimi giorni sono emerse forti le preoccupazioni da parte degli analisti, nulla a che vedere però con valutazioni etiche, politiche o di schieramento e la situazione che via via si sta delineando sta trascinando al ribasso le quotazioni di Acea e Hera che, in questo momento a Piazza Affari, segnano una flessione rispettivamente del 2,17% e del 2,33% a quota 7,225 e 1,512.


Il focus degli analisti si è concentrato prevalentemente sui potenziali rischi su marginalità e redditività derivanti da un eventuale esito favorevole al sì della consultazione concernente il settore dell’acqua, un’eventualità resa ancora più probabile dall’ammissione del quesito sul nucleare che, a detta di tutti gli analisti, ha fatto aumentare le probabilità di raggiungere il quorum.  Ad allarmare maggiormente gli esperti però non è tanto il primo e più conosciuto quesito circa la “privatizzazione dell’acqua” e relativo alle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, quanto il secondo e meno conosciuto quesito sull’acqua. Quest’ultimo chiede l’abolizione del riferimento all'”adeguata remunerazione degli investimenti” spettante per legge ai concessionari e corrisposta attraverso le tariffe applicate ai consumatori.

Sul tema si era espressa già qualche giorno fa Fitch, che aveva centrato il nocciolo della questione: “Le incertezze regolamentari circa il futuro della remunerazione degli investimenti risultanti dalla consultazione referendaria – scrive Francesca Fraulo, direttore del team Energy, Utilities and Regulation di Fitch – potrebbero riflettersi in una sospensione dei prestiti bancari verso il settore, almeno fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza su sistemi alternativi di remunerazione. Questo potrebbe causare ritardi nell’esecuzione degli investimenti”.


Ora è la volta di Equita che vede nel passaggio del referendum un potenziale impatto negativo sulle municipalizzate, tra le quali le maggiori esposte sarebbero Acea e Hera, mentre marginale sarebbe l’effetto su Iren e A2a.


La sim milanese dipinge un trittico dei possibili scenari, una volta giunto al termine il referendum.


Secondo Equita, per le società coinvolte la prospettiva peggiore è quella di una vittoria dei sì che comportasse l’assenza di criteri alternativi alla remunerazione degli investimenti, anche se altamente improbabile. “Crediamo che lo scenario più pericoloso sia l’approvazione del referendum, combinato con l’impossibilità di stabilire dei criteri alternativi alla remunerazione degli investimenti, se non con il puro recupero dei costi. Questo porterebbe alla perdita dei margini e allo stop degli investimenti”. Per Acea questo potrebbe significare una flessione dell’ebit pari al 22%, per Hera del 17%, per Iren del 10% e per A2a dell’1 per cento.


“Ragionevole”, a detta di Equita, lo scenario che vede la creazione di nuovi criteri da parte di altrettante nuove authority, seppur in presenza di un deterioramento del profilo di rischio. Questo porterebbe ad un periodo di incertezza fintanto che le nuove autorità regolatorie non introdurranno nuovi parametri per fissare le nuove tariffe sull’acqua.  “Dal punto di vista del conto economico è impossibile valutare un potenziale impatto, in quanto i criteri risultano essere sconosciuti. Ma è probabile che il segmento soffrirà dell’aumento di un rischio regolatorio. Assumendo di ridurre del 10% le valutazioni del segmento acqua nella Sotp (per tener conto di tale rischio) l`impatto sarebbe del -9% della valutazione Acea, del -4.5% su Hera, del -3.6% su Iren”.


Il mancato raggiungimento del quorum è visto da Equita come il quadro maggiormente positivo. La situazione rimarrebbe immutata e i titoli Acea ed Hera potrebbero recuperare il terreno perso nell’ultimo mese.