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Rupia: il brusco calo è legato alla Fed ma non solo (analisti)

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Il brusco movimento della rupia indiana verso il dollaro, che continua da alcuni giorni rinnovando i minimi storici, con ripercussioni sui mercati azionari e obbligazionari, è legato al tapering della Fed, ma non solo.
“Il discorso di fondo è legato evidentemente dal tapering della Fed e la rupia indiana non è stata l’unica ad apprezzarsi sensibilmente: la rupia indonesiana ha fatto qualcosa di simile, così come il rand sudafricano e il real brasiliano – ha spiegato Fxcm, contattato da finanza.com – Queste sono le valute di riferimento di aree economiche emergenti le cui economie sono volate proprio grazie agli stimoli quantitativi della Fed e che quindi ora risentono in maniera amplificata delle aspettative di possibili riduzioni di questi stimoli, dal momento che gli investitori dismettono le attività denominate in queste valute dalle quali ricercavano alti rendimenti”. ma non è l’unica ragione. Soprattutto per l’India, che ha attirato in queste ultime seduta l’attenzione degli investitori. “In più l’India è in rallentamento – spiega il broker leader sul mercato valutario – ha un alto deficit delle partite correnti (finora finanziato da capitali esteri) e un’alta inflazione. L’effetto è stato poi amplificato da misure concertate di Governo e Banca centrale: la Reserve Bank of India aveva infatti deciso di abbassare da 200 mila a 75 mila dollari il limite all’esportazione di capitali e ha inoltre vietato l’utilizzo delle rimesse per investire all’estero, mentre le imprese potranno investire fuori dei confini fino al 100% del patrimonio netto e non il 400% come era in precedenza”. secondo Fxcm, queste nuove misure si aggiungono anche ad altri provvedimenti presi nelle ultime settimane volti a sostenere la moneta indiana, fra cui l’aumento dei dazi all’importazione sull’oro e la minaccia di nuove tariffe sui beni di elettronica importati, “ecco spiegato il crollo della rupia”.