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Rumor affossano Creval, titolo -13%. Banche italiane contrastate, occhio a nota di Equita

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Banche italiane contrastate, con Creval che si distingue con un tonfo superiore a -13%. Il titolo è finito in asta di volatilità all’inizio della giornata di contrattazioni, per essere poi riammesso alle negoziazioni ed essere tartassato, di nuovo, dalle vendite. A pesare sono stati i rumor riportati da Il Sole 24 Ore, secondo cui il consiglio di amministrazione della banca, che si riunisce oggi, starebbe vagliando una operazione di aumento di capitale.

La stessa Creval ha poi diramato una nota, confermando per la data odierna la riunione del cda, che è stata indetta sia per approvare i risultati di bilancio dell’istituto al 30 settembre 2017 che il nuovo piano industriale relativo al periodo 2018-2020.

Nella nota, il Credito Valtellinese ha precisato anche che, “finché il consiglio non avrà esaminato il piano industriale e non avrà preso una decisione in merito, non è possibile anticipare alcuna informazione riguardo alle azioni previste in tale piano”.

Ma l’ipotesi ventilata dal quotidiano di Confindustria e anche da MF-Milano Finanza ha avuto la meglio, con una sospensione al ribasso che è scattata sul titolo anche durante il pomeriggio. E con le vendite che, per l’appunto, non si sono fermate.

Ad appesantire il quadro, la nota di Banca Akros, secondo cui tra l’altro un rafforzamento patrimoniale da 500 milioni di euro potrebbe non essere sufficiente.

L’aumento di capitale servirebbe a incrementare il livello di copertura sui Non performing loans (NPL) dal 61% all’80% e degli Utp (Unlikely to pay) dal 30% al 40%, al fine di ripulire il bilancio.

Un tale livello di copertura, hanno scritto gli analisti di Banca Akros, avrebbe un costo di 300 milioni di euro prima di calcolare le tasse sui bad loans e 230 milioni (pre-tax) per gli Utp. La banca potrebbe, si legge nell’analisi, riuscire ad arrivare a un Cet 1 ratio fino all’11%, che tuttavia si confermerebbe inferiore alla media italiana.

Equita Sim ritiene tra l’altro che l’aumento di capitale dovrebbe essere di almeno 600 milioni di euro.

Sempre Equita, riferendosi alle regole più severe della Bce, ha scritto oggi che l’applicazione delle disposizioni della Bce contenute nell’addendum – disposizioni non ancora operative, in quanto soggette a consultazione – dovrebbe tradursi in maggiori accantonamenti per 1,3 miliardi di euro nel 2018 (+11bps) e 2,6 miliardi nel 2019 (+20bps).

“Le nostre stime di costo del rischio per il 2019: 71bps, recentemente aumentate in vista di possibili strette regolamentari, incorporano circa 1/3 di questo effetto, mentre in base ai nostri dati il consenso di mercato: 50bps non sconta alcunché”, ha scritto l’analista di Equita, Giovanni Razzoli, in una nota di oggi.

Razzoli ha fatto notare che, in base ai dati dell’Eba, alla fine del secondo trimestre le coperture delle esposizioni non performanti delle banche italiane si sono attestate sopra la media (47% contro 44%), ma sovraesposte al rischio (ratio del 12% contro una media del 6%).

L’analista, continuando, ha rilevato anche che, “secondo noi, l’SSM ha un mandato informale di creare le condizioni, entro il 2021-2023, per il completamento dell’Unione bancaria attraverso la realizzazione di un meccanismo comunitario di tutela dei depositi” e che il perseguimento di un tale obiettivo richiede l’armonizzazione del livello di rischio.

Quindi, ipotizzando un target di medio termine (2019-2020) di npe ratio inferiore al 10%, le banche italiane dovrebbero secondo Equita ridurre lo stock di npe di 55 miliardi di euro (-29%). Al momento gli istituti già sostanzialmente in linea con questo livello sono il Credito Emiliano (5,8%), Mediobanca (6%) e Unicredit (11%), mentre Intesa Sanpaolo (13%) ha un target del 10% al 2019.

“Un secondo gruppo di banche che comprende Banca Popolare di Sondrio e Ubi ha un npe ratio di circa il 15% e potrebbe raggiungere l’obiettivo accelerando le cessioni, mentre tutti gli altri player, che hanno un Npe ratio oltre il 20%, necessitano di azioni più strutturali e cambiamenti nella strategia”, ha avvertito Razzoli.

Tra le banche quotate sul Ftse Mib, cedono così Ubi Banca -0,89%, Bene invece UniCredit +0,67%, Mediobanca +1,52%, Intesa SanPaolo oltre +1% dopo i conti migliori delle attese.

Soffrono invece Banco BPM -1,34% e Bper Banca -1,21%.

Il tema degli NPL è tornato protagonista proprio nelle ultime ore, con le dichiarazioni del numero uno della Bce Mario Draghi e del capo della Vigilanza bancaria, Daniele Nouy.