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Rublo affossato da nuovo tonfo petrolio, male tutte le commodity currencies

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L’effetto petrolio si fa sentire oggi sul forex con cali generalizzati per le valute maggiormente legate ai prezzi del greggio. A New York le quotazioni del Wti sono scese di slancio sotto quota 60 dollari al barile per la prima volta dal luglio 2009, mentre il Brent è sceso sotto quota 63 dollari. Pesa il nuovo taglio delle stime di domanda globale di petrolio per il 2015 deciso oggi dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), il quarto taglio di stime nell’arco degli ultimi 5 mesi. Secondo l’Aie a pesare maggiormente è la situazione in Russia: la domanda di petrolio russo è stata abbassata di 195 mila barili a 3,4 milioni di barili al giorno.  

A pagare maggiormente dazio ancora una volta è il rublo. La divisa russa ha aggiornato questa mattina i minimi storici contro euro e dollaro Usa. Il cambio tra dollaro Usa e rublo si è spinto fino a 57,94 rubli, mentre l’eur/rub è schizzato a 71,92. La valuta russa, scesa di circa il 50% da inizio anno, è ritenuta dalla Banca centrale russa sottovalutata tra il 10 e il 20% considerando gli attuali livelli del petrolio. Ieri la Bank of Russia ha alzato nuovamente il costo del denaro di 100 punti base portandolo al 10,5%. Mossa che non ha però frenato la discesa del rublo. “Probabilmente gli operatori hanno visto nel rialzo del tasso un atto di disperazione e un chiaro segnale che l’economia russa è in difficoltà”, commenta oggi Peter Rosenstreich, Chief FX Analyst di Swissquote Europe. 

Il calo del petrolio pesa anche su sulla corona norvegese con cross Usd/Nok salito a 7,345 (massimi da cinque anni) e sul dollaro canadese (Usd/Cad salito fino a 1,155). “Le valute legate all’oro nero vengono vendute diffusamente con NOK, RUB e MXN che hanno fatto registrare le oscillazioni maggiori – rimarca Peter Rosenstreich – perché sono le valute maggiormente esposte a un improvviso cambiamento dei prezzi del petrolio”. 

Oggi riscontri deludenti anche da Pechino, con la produzione industriale cinese più debole del previsto a novembre (+7,2% su base annua dal +7,7% registrato nella precedente rilevazione, consensus era +7,5%). Deboli dati che hanno favorito un nuovo calo del dollaro australiano ridisceso in area 0,825. Il governatore della Reserve Bank of Australia (Rba), Glenn Stevens, in un’intervista ha detto che vede un ulteriore indebolimento del dollaro australiano nel corso del prossimo anno indicando un possibile target a quota 0,75 per il cross aud/usd. “Se lo scorso anno dissi che 0,85 era meglio di 0,95 – ha rimarcato Stevens – alla luce del nuovo scenario attuale direi che 0,75 è meglio di 0,85”.