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Roubini presenta il 2019: gli otto rischi che incombono sui mercati e sulla crescita globale

L’Eurozona sta rallentando, e bisogna vedere se si sta dirigendo verso una crescita potenziale inferiore o verso qualcosa di peggiore. L’esito sarà determinato sia da variabili nazionali – come gli …

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La crescita sincronizzata dell’economia globale del 2017 è diventata crescita non più sincronizzata nel 2018: parola di Nouriel Roubini, professore presso la New York University che, in un articolo pubblicato su Project Syndicate, ha presentato i rischi maggiori che incombono sull’economia globale.

Il timore è che da quella crescita sincronizzata di due anni fa si arrivi nel 2019 a un rallentamento sincronizzato, che finisca con il provocare una situazione di stallo dell’economia globale che culmini a sua volta, nel 2020, in un forte calo dei mercati.

I rischi che Roubini elenca nell’articolo sono diversi, e l’indebolimento dei fondamentali economici dell’Italia, insieme a quelli della Germania e, in generale, dell’intera Eurozona, è indubbiamente uno di essi.

In un anno che si profila denso di incertezze un fattore positivo, tuttavia, c’è. E’ l’atteggiamento “più dovish, da colombe, delle banche centrali, a partire dalla Fed e dalla People’s Bank of China, fino ad arrivare alla Bce, Bank of England, Bank of Japan e altre”.

Allo stesso tempo, però, “il fatto che la maggior parte delle banche centrali sia ancora a favore di una posizione decisamente accomodante significa che c’è poco spazio per ulteriori manovre monetarie espansive. E – continua Roubini – anche se la politica fiscale non è sottoposta a limiti nella maggior parte del globo, i suoi stimoli tendono a presentarsi solo dopo che lo stallo (della crescita) si è già verificato, e di solito con un ritardo significativo”.

Detto questo, lo scenario di base di Nouriel Roubini, per il 2019, non è terrificante:

“Ci potrebbero essere elementi sufficientemente positivi da rendere (il 2019) un anno relativamente decente, anche se mediocre, per l’economia globale”.

Il problema è rappresentato dal rischio che alcuni scenari negativi si concretizzino. Ma quali sono questi scenari?

  1. “La prima cosa da considerare è la Fed. I mercati ora stanno prezzando una pausa della Fed, in termini di politica monetaria (dunque pausa nelle strette monetarie), per l’intero anno. Ma il mercato del lavoro Usa rimane robusto e, se i salari dovessero accelerare e produrre una inflazione al di sopra del 2%, potrebbero tornare a farsi vivi i timori di almeno due ulteriori strette monetarie, nel corso di quest’anno, scioccando i mercati e provocando un irrigidimento delle condizioni finanziarie.  Questa cosa alimenterebbe preoccupazioni per la crescita degli Stati Uniti.
  2. Indebolimento dell’economia cinese. “Se le preoccupazioni su un rallentamento della Cina dovessero riaffacciarsi, i mercati potrebbero essere seriamente colpiti. Dall’altro lato, una eventuale stabilizzazione dovrebbe rinnovare la fiducia dei mercati”.
  3. Un fattore collegato (alla Cina) è il commercio. Una eventuale escalation del conflitto sino-americano metterebbe a rischio la crescita globale, mentre una eventuale prosecuzione della tregua attuale sui dazi rassicurerebbe i mercati, anche nel caso in cui la rivalità geopolitica e tecnologica dei due paesi continuasse ad accentuarsi nel corso del tempo.
  4. L’Eurozona sta rallentando, e bisogna vedere se si stia dirigendo verso una crescita potenziale inferiore o verso qualcosa di peggiore. L’esito sarà determinato sia da variabili nazionali – come gli sviluppi politici in Francia, Italia, Germania – sia da fattori più generali, di natura regionale e globale. Ovviamente, una ‘Hard Brexit’ colpirebbe negativamente la fiducia delle imprese e degli investitori, sia nel Regno Unito che nell’Unione europea. E una possibile decisione del presidente americano Donald Trump di portare la guerra commerciale nel settore automobilistico europeo ridurrebbe in modo notevole la crescita nell’Unione europea, non solo in Germania. Infine, molto dipenderà da come i partiti euroscettici performeranno nelle elezioni europee di maggio. Tale fattore, a sua volta, alimenterà le incertezze su chi prenderà il posto del presidente della Bce Mario Draghi e sul futuro della politica monetaria dell’Eurozona.
  5. Le politiche disfunzionali degli Usa potrebbero aggiungersi alle incertezze globali. Nouriel Roubini fa riferimento non solo al recente shutdown governativo degli Stati Uniti ma anche al rapporto atteso di Robert Mueller (sul Russiagate) , che potrebbe – o non potrebbe – portare all’impeachment contro Trump. Inoltre, entro la fine dell’anno, lo stimolo fiscale nato con i tagli alle tasse dei Repubblicani si trasformerà in un problema fiscale, indebolendo forse la crescita.
  6. Sesto: i mercati azionari Usa e di altre regioni rimangono sopravvalutati, anche a seguito della recente correzione. Con i salari che aumentano, profitti e margini più deboli in Usa potrebbero essere una sorpresa non gradita, nei prossimi mesi. In presenza di aziende altamente indebitate, alle prese con costi di finanziamento in aumento sia nel breve che nel lungo termine, e considerata la necessità di ulteriori correzioni per molti titoli tecnologici, il pericolo di un altro episodio di risk-off e di correzione di mercato non può essere escluso.
  7. Settimo: i prezzi del petrolio potrebbero essere zavorrati da un eccesso di offerta, a causa della produzione di gas di scisto in Usa, di un potenziale cambiamento di regime in Venezuela (che si tradurrebbe in aspettative di una maggiore produzione nel corso del tempo), e dell’incapacità dei paesi dell’Opec di cooperare per ridurre l’output. Sebbene prezzi bassi del petrolio siano un fattore positivo per i consumatori, comunque tendono a indebolire le azioni Usa e i mercati delle economie esportatrici (di petrolio), alimentando il timore di default societari nel settore dell’energia e in altri a esso collegati (come accadde all’inizio del 2016).
  8. C’è poi l’incertezza sull’outlook di molte economie dei paesi emergenti, che dipenderà dalle incognite globali sopra menzionate. I principali rischi includono il rallentamento in Usa o Cina, un’inflazione più alta negli Stati Uniti e conseguenti strette monetarie della Fed, guerre commerciali, un dollaro più forte, e un calo dei prezzi delle commodity e del petrolio.