Roubini Global Economics: anteprima sul consiglio direttivo della Bce

Inviato da Marco Barlassina il Mer, 05/09/2012 - 17:24
Si delinea con maggiore chiarezza la possibilità di un taglio del tasso di rifinanziamento principale di 25bp (0.25%) al livello dello 0.50%. Questo porterebbe ad un restringimento del corridoio composto dai tre tassi utilizzati dalla BCE:

1. Il tasso di rifinanziamento principale, con cui vengono condotte le operazioni a breve/medio termine, su cui come anticipato interverrebbe la BCE,

2. Il tasso di finanziamento per le operazioni di rifinanziamento marginale (a brevissimo termine/ovenight), che verrebbe portato all'1% (oggi 1,5%);

3. Il tasso sui depositi detenuti presso la banca centrale, attualmente nullo.

Insieme, si attende una ridefinizione degli asset ammessi dalla BCE a garanzia dei finanziamenti erogati. Questa misura darebbe la possibilità alle istituzioni che necessitano di una iniezione di liquidità, di dare come garanzia alla BCE una gamma più ampia di titoli (quindi anche titoli più rischiosi). La conseguenza principale sarebbe uno spostamento del rischio da queste istituzioni, in capo alla BCE.

Per quanto riguarda le misure straordinarie, ha fatto grande scalpore la dichiarazione fatta a porte chiuse al Parlamento Europeo di Mario Draghi, secondo cui l'acquisto dei titoli di stato dei paesi in difficoltà, con scadenza fino a 3 anni, rientrerebbe nei poteri affidati alla BCE. Questa estensione rispetto ai 2 anni preventivamente prospettati è stata accolta positivamente dal mercato, che ha premiato i titoli di debito italiani e spagnoli sulla parte a breve. Non è stato invece accennato nulla in riguardo alla sterilizzazione dei tassi sul debito, che pur essendo un intervento non necessario a questo stadio, sarebbe utile per stabilizzare le operazioni sul mercato interbancario.

Quello che ora i mercati si aspettano è una chiara relazione sulle caratteristiche dell'operazione di acquisto "non convenzionale". Tra queste grande importanza ricopre la seniority, ovvero la priorità con cui in caso di default o di perdite di valore dei titoli acquistati la BCE si potrebbe rivalere sugli emittenti. Se la BCE si ponesse come creditore preferenziale infatti, coloro che hanno sottoscritto o detengono i titoli di debito dello stato in oggetto sarebbero soggetti ad un maggiore rischio, che diminuirebbe il valore dei propri asset. E' opinione di Roubini che il problema della seniority non verrà trattato nell'incontro di domani, pur essendo allo studio. E' infatti giunta notizia da alcuni macroeconomisti della possibilità che la BCE riesca a trattare fiscalmente le eventuali perdite maturate sul debito girandole come un costo dell'autorità per la politica fiscale, non di quella monetaria. Questa in ogni caso rimane ad oggi una ipotesi.
 
 
Il contenuto di questo articolo è stato cortesemente fornito dalla società di consulenza finanziaria indipendente Moneyfarm, che ringraziamo. Moneyfarm, si avvale di Roubini Global Economics in qualità di advisor per l'analisi dei mercati.
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