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Roubini, “L’Europa può rivelarsi il Ground Zero della geopolitica nel 2016”

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Sarà l’Europa il punto più sensibile del pianeta nel 2016, secondo Nouriel Rubini, l’ex consulente per gli affari internazionali della Casa Bianca durante l’amministrazione Clinton. “L’Europa – ha scritto recentemente Roubini – può rivelarsi il Ground Zero della geopolitica nel 2016”. Le ragioni? Per cominciare, la questione greca che, secondo l’economista, non è affatto risolta, ma anzi potrebbe riproporsi proprio quest’anno con effetti a cascata sull’intera Unione europea. “Un’uscita della Grecia dalla zona euro non è stata scongiurata, ma solo rimandata, poiché le riforme strutturali hanno messo il Paese in rotta di collisione con i creditori europei – spiega Roubini – Il temuto Grexit, a sua volta, potrebbe segnare la fine dell’Unione monetaria, in quanto, secondo gli investitori, aprirebbe la strada ad altre defezioni, magari di Paesi chiave dell’Unione, come per esempio la Finlandia“.
Dal Grexit al Brexit
Se la Grecia abbandonasse l’Unione monetaria, continua Roubini, il rischio che il Regno Unito abbandoni l’Unione europea diventerebbe più concreto. “Rispetto a un anno fa – spiega Rubini –  la probabilità di Brexit è aumentata per diversi motivi. I recenti attacchi terroristici in Europa e la crisi migratoria hanno reso il Regno Unito ancora più isolazionista“. E ancora: “Sotto la guida di Jeremy Corbyn, il partito laburista è più euroscettico. E il primo ministro David Cameron sta chiedendo riforme dell’Unione europea che anche i tedeschi – che sono in sintonia con il Regno Unito – non possono accettare. Per molti in Gran Bretagna, l’Unione europea è una nave che affonda”.

Effetto domino
Se dovesse verificarsi il temuto Brexit altre tessere del domino potrebbero cadere. La Scozia per prima potrebbe decidere di abbandonare il Regno Unito, provocando la distruzione della Gran Bretagna. Un evento che potrebbe ispirare altri movimenti separatisti – a partire da quello catalano – a spingere con più forza per l’indipendenza. Mentre i Paesi del nord Europa potrebbero seguire le orme del Regno Unito.
Schengen soccombe alla jihad
Per quanto riguarda il terrorismo, la domanda per l’Europa non è “se si verificherà un altro attacco”, ma “dove e quando”. E i ripetuti attacchi potrebbero ridurre drasticamente la fiducia delle imprese e dei consumatori e mettere in discussione la fragile ripresa economica dell’Europa. “Coloro che sostengono che la crisi migratoria rappresenta una minaccia esistenziale per l’Europa hanno ragione – dice Roubini – Il problema non è il milione di ingressi del 2015, ma i 20 milioni e più di sfollati e disperati che cercando di sfuggire alla violenza, alla guerra civile, al fallimento dello Stato, alla desertificazione e al collasso economico di gran parte del Medio Oriente e dell’Africa. Se l’Europa non sarà in grado di trovare una soluzione coordinata a questo problema e applicare una frontiera esterna comune, l’accordo di Schengen crollerà e si rialzeranno i muri tra gli Stati membri dell’Ue”.
La deriva populista
Nel frattempo, l’austerità e le faticose riforme alle quali è sottoposta la Periferia della zona euro – e membri della zona euro non Ue, come l’Ungheria e la Polonia – si affiancano a una complessa opera di salvataggio da parte dei Paesi centrali dell’Ue. Partiti populisti di destra e di sinistra – con la loro comune ostilità al libero commercio, alle migrazioni e alla globalizzazione – stanno diventando sempre più popolari ovunque in Europa. “Partiti anti-migranti e partiti anti-islamici sono in ascesa nel centro Europa, tra cui i Paesi Bassi, la Danimarca, la Finlandia e la Svezia – commenta Roubini – In Francia, il Fronte Nazionale è andato vicino al potere in diverse regioni, e il suo leader, Marine Le Pen, è in pole position per le elezioni presidenziali 2017″. Persino la leadership di  Angela Merkel è sotto attacco in Germania, dopo la controversa decisione di aprire le frontiere a quasi un milione di richiedenti asilo.
Pericolo balcanizzazione
In breve, la distanza tra le esigenze dell’Europa e ciò che gli europei vogliono è in aumento, e questo divario potrebbe scatenare una crisi molto seria nel 2016. “La zona euro e l’Unione europea si trovano ad affrontare molteplici minacce, che richiederebbero una risposta collettiva – spiega Roubini – Ma quello a cui stiamo assistendo è un approccio sempre più individuale nel fronteggiare le emergenze“. “L’Europa ha bisogno di più cooperazione, integrazione, condivisione del rischio e solidarietà. Invece, gli europei sembrano aver abbracciato il nazionalismo, la balcanizzazione, la divergenza. In una parola: la disintegrazione”, conclude Roubini.