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Il Rosso e il Nero – Il settimanale di strategia di Alessandro Fugnoli (Kairos Partners)

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In pianeti lontani i salari e le case aumentano ancora

Dallo spazio. I prezzi delle case sono in discesa in quasi tutto il mondo occidentale e in Cina. Nei prossimi due anni la tendenza continuerà al ribasso. Su un’altra galassia, in Germania, il residenziale è cresciuto del 2.5 per cento nel 2010 e del 5.5 nel 2011. Le previsioni sono orientate verso rialzi ulteriori. A Berlino la crescita dei prezzi è del 10 per cento all’anno e a Monaco, che vive una situazione di quasi bolla, un appartamento venduto a 3 milioni nel 2006 è stato scambiato negli ultimi giorni a 6 milioni. Comprano gli stranieri, ma comprano molto anche i tedeschi. In Germania sono proprietarie della casa in cui abitano solo 40 famiglie su 100, la metà che in Italia e molto meno del 67 per cento americano. I tedeschi comperano perché hanno più soldi e perché hanno paura dell’inflazione.

Statali. Tutti i tedeschi hanno paura dell’inflazione. Non la vedono, ma la sentono nell’aria e ne attribuiscono la causa alla Bce e all’Europa in generale. Forse un giorno ci sarà anche del vero in queste credenze, ma non è certo stato deciso a Bruxelles o a Strasburgo di concedere agli statali tedeschi aumenti salariali del 6.3 per cento nei prossimi due anni. In tutto il mondo occidentale i dipendenti pubblici, che hanno quasi ovunque il posto garantito, partecipano all’austerità generale con il blocco delle retribuzioni e, nei paesi in crisi, con tagli più o meno rilevanti. Negli Stati Uniti non è stato toccato niente a livello federale, ma a livello locale, in molti stati, contee e città le decurtazioni di stipendi e pensioni sono state diffuse e in alcuni casi significative.

Controcorrente. A modo suo, quindi, la Germania rivaluta. Fa cioè una rivalutazione interna simmetrica alla svalutazione interna che i tedeschi hanno prescritto a Italia e Spagna. Se il nostro costo del lavoro diminuisce e il loro cresce si produce lo stesso effetto di un riallineamento del cambio. Poiché i salari in Europa occidentale sono rigidi e l’inflazione, in Italia e Spagna, è troppo bassa per erodere velocemente il costo del lavoro, si finisce con il passare attraverso i licenziamenti o il pensionamento. Il dipendente pagato 100 va in pensione o viene licenziato e al suo posto si assume un giovane pagato 30. La Germania che alza i suoi stipendi attenua il nostro bisogno di abbassarli. Sarebbe bello, in un mondo ideale, che ci si venisse incontro a metà strada.

Euroinflazione. Blanchard e Draghi (Fmi e Bce) ribadiscono con forza, in queste settimane, una tesi molto diversa da quella della Bundesbank, che nell’ultimo bollettino si è detta preoccupata per l’inflazione tedesca. Per Blanchard e Draghi esiste una sola inflazione, quella europea. Il rialzo dei prezzi tedeschi non fa che bilanciare le pressioni deflazionistiche (al netto dell’Iva) evidenti in tutto il Mediterraneo.

Grande Coalizione. La Merkel sta scaricando i liberali nei Länder. La Fdp è in leggera ripresa nei sondaggi, ma è troppo umorale, instabile e litigiosa e la Cdu ormai da mesi negozia con l’opposizione su tutte le questioni più importanti. Fra 17 mesi si vota a livello federale e i governi possibili saranno tre, Cdu-Verdi, Spd-Verdi e Cdu-Spd. Un sondaggio dell’Allensbach tra 500 grandi decisori nel mondo dell’economia mostra una nettissima preferenza per la terza ipotesi, ovvero la riedizione della Grosse Koalition con la Merkel di nuovo cancelliere. La Merkel stessa, del resto, appare sempre più orientata verso questa soluzione. A quel punto la politica tedesca verso l’Europa cambierà. Non ci sarà niente di radicale, ma, se Italia e Spagna avranno nel frattempo prodotto bilanci più in ordine e se la Francia socialista avrà mostrato una certa moderazione, vedremo un’accelerazione nel processo di integrazione.

Eurobill. Il Fondo Monetario sta facendo sua un’idea intelligente, quella degli eurobill. Dalla fine del 2013, con la partenza della Grosse Koalition, sarà politicamente possibile un compromesso tra la Cdu, che non vuole gli eurobond se non alla fine del processo di convergenza fiscale, e la Spd, che li introdurrebbe da subito. Gli eurobill, emissioni fino a un anno di durata con garanzia congiunta europea, ne potrebbero essere il risultato. Allevierebbero i problemi di molti paesi e manderebbero un messaggio importante ai mercati.

Calma nervosa. Per Italia e Spagna i prossimi due anni saranno una traversata del deserto. Alla fine del cammino saranno paesi più piccoli e più poveri, ma in compenso il loro disavanzo delle partite correnti sarà quasi azzerato. Rimpicciolendosi (come avverrebbe del resto con una svalutazione) saranno in grado di bastare a se stessi e non avranno più bisogno di importare capitali esteri. Il mondo starà a guardare con grande ansia (calma nervosa, come dice Blanchard, nella migliore delle ipotesi) ma non metterà a disposizione molti soldi. L’Europa sta antipatica a tutti. Gli Stati Uniti non si sognano nemmeno di mettere dei dollari. I cinesi pensano (e sempre più spesso dicono) che non abbiamo voglia di studiare da giovani e di lavorare da grandi. Quanto agli emergenti, fanno notare che, nei due decenni trascorsi, abbiamo imposto loro sacrifici infinitamente più pesanti di quelli che toccheranno a noi.

Banche. Con i quattro spiccioli raccolti faticosamente dal Fondo Monetario e con l’Efsf-Esm non sarà possibile dare un decisivo sostegno diretto a Italia e Spagna. Ci si concentrerà quindi sulle banche, contando sui successivi loro acquisti di Btp e Bonos. Charles Gave fa notare che le obbligazioni bancarie greche non sono in default, mentre il sovrano lo è. Questo rimescola le carte, in prospettiva, anche in altri paesi europei. Le banche sono considerate indispensabili alla sopravvivenza dell’economia e i loro creditori sono brave persone. I compratori di debito sovrano sono invece malvagi speculatori da punire in modo esemplare.

Stock e flussi. Quando Italia e Spagna saranno riuscite ad azzerare il loro fabbisogno di parte corrente, la Merkel potrà dire ai tedeschi che siamo diventati autosufficienti. Non ci sarà più bisogno di flussi di capitali tedeschi verso il Mediterraneo. A quel punto sarà molto più facile convincere gli elettori a condividere l’eredità del passato, ovvero lo stock di debito. L’estrema durezza tedesca sui flussi verrà compensata da una certa disponibilità sullo stock. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, ma dal 2015 in avanti tutti autosufficienti.

Cushing, Oklahoma. In una fase di calma nell’economia globale, con l’America stabilizzatasi su una crescita del 2 per cento, l’Europa sullo zero e la Cina sull’8, la novità è la debolezza del petrolio. Il mondo dell’energia è abbastanza tranquillo sul lato della domanda, in discesa continua negli Stati Uniti e in crescita costante in Cina, ma vive una fase di grande trasformazione sul lato dell’offerta. Uno degli elementi nuovi è il petrolio americano del Dakota. La produzione cresce e viene inviata a sud verso lo snodo di Cushing, in Oklahoma, dove ci sono grandi depositi. A Cushing arrivava da sempre anche il greggio importato dall’estero e scaricato nel Golfo del Messico. Con il greggio che viene da nord e quello che viene da sud, Cushing è letteralmente inondata di petrolio proprio mentre il prezzo della benzina è di nuovo sui massimi. In questi giorni si è finalmente deciso di invertire il corso dell’oleodotto che collega il Texas a Cushing. Questo consentirà al petrolio del Dakota di scendere fino alle raffinerie del Texas, che avranno quindi meno bisogno di greggio estero. Il risultato è la debolezza del Brent, un’ottima notizia per