1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3.  ›› 

Rossi (Fidelity), in aumento la dicotomia tra economie emergenti e sviluppate

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

“Stiamo entrando nella fase conclusiva della crisi del debito sovrano”. E’ l’incipit con cui Dominic Rossi, direttore investimenti azionari di Fidelity Worldwide Investment, introduce la relativa sezione dell’outlook 2012 di Fidelity. E la soluzione della crisi sembrerebbe passare per una manovra di Quantitative easing (qe) che “con il conseguente aumento di massa monetaria avrebbe l’effetto di erodere il valore dei debiti dell’Eurozona e fornire una boccata di ossigeno utile a intraprendere la strada della ripresa e raggiungere un accordo sul tema dell’integrazione fiscale”.

Per l’investimento azionario nel Vecchio continente, tuttavia, è bene rimanere ancora coperti e scegliere “titoli di società difensive qualitativamente eccellenti, con utili stabili e affidabili e in grado di offrire dividendi elevati e sostenibili”. Un clima diverso e più salubre si respira Oltreoceano e nei Paesi emergenti. Secondo Rossi “nonostante la debolezza economica in Europa influenzi negativamente la crescita globale le probabilità di recessione negli Stati Uniti restano basse e anche l’impatto sui mercati emergenti non risulta particolarmente preoccupante”. Anzi, un raffreddamento è probabilmente il benvenuto per affrontare le pressioni inflazionistiche e lasciare ai governi le mani libere per eventuali interventi espansivi sul fronte della politica monetaria.

Basso livello di indebitamento, inflazione in frenata, possibilità di agire sulla leva dei tassi di interesse sono i principali assi nella manica dei Paesi emergenti, la cui contrapposizione con quelli sviluppati diventerà, secondo il gestore di Fidelity “maggiormente evidente rispetto al 2011. In un ottica di lungo termine i Paesi emergenti rimangono particolarmente interessanti anche se potrebbero risentire nel breve termine delle fasi di esasperata volatilità, poiché le correlazioni azionarie tendono a convergere. Riteniamo – prosegue Rossi – che nel corso del 2012 gli investitori inizieranno ad apprezzare gli ottimi fondamentali economici dei Paesi emergenti e la loro migliore capacità di ripresa dalla fase di rallentamento dell’economia globale. Questi mercati nel 2012 sono destinati a registrare performance economiche e azionarie migliori dei mercati sviluppati, penalizzati da bassa crescita ed elevato indebitamento”.