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Rosneft chiude il banchetto Yukos

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L’ultimo boccone della ormai ex-Yukos se lo è aggiudicato Rosneft, la stessa compagnia a controllo statale che aveva iniziato il banchetto sulle spoglie della compagnia petrolifera andata in bancarotta per evasione fiscale e il cui ex numero uno, il miliardario Mikhail Khodorkovsy sta scontando una pena detentiva nella poco accogliente Siberia.


Una vicenda che non ha mancato di sollevare polemiche a livello internazionale sulla rigida gestione dirigistica della Russia da parte di Putin e i cui contorni non sono mai apparsi completamente chiari all’opinione pubblica. Le ingenti risorse energetiche custodite nel sottosuolo russo, sulle quali Putin sta costruendo il potere della Russia moderna, hanno risvegliato lotte di potere che dietro le quinte hanno fatto ritornare alla mente il periodo della guerra fredda e di moda i romanzi di spionaggio. L’ultimo caso, la morte per contaminazione da polonio radioattivo dell’ex agente del Kgb Aleksandr Litvinenko.

Rosneft, con un’offerta da 6,42 miliardi di dollari ha vinto l’asta con cui sono state assegnate la divisione upstream Samaraneftegaz e le tre raffinerie di Novokuybyshev, Kuybyshev e Syzran, le ultime ancora fomalmente controllate dalla fallita Yukos. Le tre raffinerie sono state in grado in grado di lavorare quasi 20 milioni di tonnellate metriche di petrolio greggio lo scorso anno.
Con quest’ultima acquisizione la compagnia petrolifera vicina al Cremlino diventa la maggiore nel comparto di tutta la russia, superando Lukoil. Il gruppo statale aveva vinto anche la prima asta, a fine 2004, per l’aggiudicazione di Yugansk, il braccio produttivo di Yukos nonché fiore all’occhiello della società. L’operazione era passata attraverso lo schermo di Baikalfinasgroup, una misteriosa società che aveva offerto 9,35 miliardi di dollari e dietro alla quale si celava Rosneft.


Alcuni pezzi di Yukos sono finiti anche in Italia. All’inizio dello scorso aprile Eni ed Enel, tramite la joint-vnure Enineftegaz (60% Eni e 40% Enel) si sono aggiudicate l’asta per il 20% di Gazpromneft, Arktikgaz e Urengoil per un prezzo attorno ai 5,8 miliardi di euro.