Roach e Greenspan uniti dal pessimismo sull'economia

Inviato da Marco Barlassina il Mar, 27/02/2007 - 11:52

Ritornano i gufi, vecchi e nuovi. Tra i primi il capo economista di Morgan Stanley, Stephen Roach, tra i secondi l'ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, hanno fatto sapere di attendersi per i prossimi mesi sorprese negative dall'economia americana e potenzialmente quindi anche dai mercati finanziari. L'ex guida della banca centrale americana ieri ha addirittura anticipato la possibilità di una recessione negli Stati Uniti entro la fine dell'anno, determinata dalla chiusura del ciclo economico espansivo iniziato nel 2001. Roach invece, in uno studio pubblicato ieri parla di un mondo che ha "abbassato la guardia", tanto da convincerlo ad abbandonare la visione strutturalmente positiva intrapresa (peraltro inusualmente) la scorsa primavera.

Greenspan ha citato come prova della sua tesi la stabilizzazione dei margini di profitto negli Usa, che corrisponderebbe all'ultima fase del ciclo economico, ma alla base dei pericoli per le borse vi sarebbe sia secondo Greenspan che Roach l'allentamento dei freni inibitori nei confronti dell'assunzione di rischio. Una considerazione che accomuna entrambi è infatti relativa alla sempre maggiore domanda di rischio da parte degli investitori, che secondo Greenspan avrebbe portato a una corrispondente riduzione del premio al rischio sulle attività finanziarie e che "potrebbe sollevare problemi in futuro". "Non si può non essere molto preoccupati - ha detto Greenspan - quando si assiste all'assenza di consapevolezza e di preoccupazione verso il rischio cui si assiste in questi giorni". Ancora più articolato il discorso di Roach, secondo cui ci sarebbe troppo ottimismo nei confronti dell'economia, con una "pericolosa soddisfazione" che coinvolgerebbe investitori, autorità di politica economica e classe politica. Roach cita tra i fattori alla base della sua svolta pessimista la fine dell'approccio multilaterale agli squilibri globali, la rilassatezza delle banche centrali che rischierebbe di fornire ulteriore carburante alla frenesia del rischio e l'emergere di politiche protezioniste. Roach non si sbilancia però sulle prospettive dei mercati nel breve termine, per i quali non esclude che l'attuale percezione di Goldilocks economy possa condurre a un ulteriore "iniezione di schiuma", dipingendo quindi uno scenario non del tutto negativo almeno su un arco di tempo ravvicinato.

Sempre ieri una ricerca condotta dalla National Association for Business Economics ha evidenziato in una crescita del 2,7% le previsioni per l'economia americana da parte di un panel di esperti. Si tratterebbe del più basso tasso di espansione dal 2002.

COMMENTA LA NOTIZIA