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Risparmio: famiglie italiane fanno il pieno di bond bancari, mentre investono sempre meno azioni e Btp

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Più depositi bancari e postali, meno azioni e Btp. Negli ultimi anni i risparmi degli italiani hanno in parte cambiato direzione e spicca l’aumento della quota di famiglie che possiedono obbligazioni bancarie italiane, il prodotto più diffuso a fine 2015. E’ quanto emerge dal Rapporto Consob sugli investimenti finanziari delle famiglie italiane. Inoltre emerge la propensione dei risparmiatori italiani a procedere alle scelte d’investimento in maniera autonoma o attraverso consigli informali, senza quindi rivolgersi a professionisti.

A fine 2015, in particolare, la quota di famiglie che possedeva almeno un prodotto finanziario si è attestata al 50% del totale a fronte del 55% nel 2007. In questi anni è diminuita la partecipazione relativa a titoli del debito pubblico domestico, prodotti del risparmio gestito e azioni quotate italiane. Nel dettaglio dopo il 2007 la composizione del portafoglio degli investitori italiani ha riflesso l’accresciuto interesse per depositi bancari e postali (la cui incidenza sulle attività totali è passata dal 38% nel 2007 al 52% nel 2015), a fronte della diminuzione della quota di ricchezza detenuta in azioni (-43%), titoli del debito pubblico (-23%) e obbligazioni (-19%).
“Gli elementi chiave che incoraggiano la partecipazione ai mercati finanziari – rimarca lo studio presentato oggi dalla Consob – sono la possibilità di acquistare prodotti con capitale e/o rendimento minimo garantito e la fiducia negli intermediari (come riferito, rispettivamente, dal 72% e del 53% degli investitori), mentre la mancanza di risparmi da investire (60%), il timore di incorrere in perdite in conto capitale (20%), l’esposizione agli andamenti di mercato (15%) e la mancanza di fiducia negli intermediari (più del 10%) sono i fattori che hanno disincentivato la partecipazione ai mercati”.

Scelte d’investimento senza rivolgersi a un professionista
Per quanto riguarda lo stile di investimento, il 24% degli intervistati decide in maniera autonoma, il 38% segue i suggerimenti di familiari e colleghi (cosiddetto informal advice), il 28% chiede consiglio a un professionista e il restante 10% delega un esperto. Il ricorso alla consulenza informale, più frequente tra gli investitori uomini e i lavoratori autonomi, tende ad associarsi negativamente con il livello di istruzione e positivamente con la ricchezza.