Risparmio: Bruxelles potenzia le fusioni tra fondi

Inviato da Redazione il Ven, 17/11/2006 - 10:14
Il Dipartimento comunitario dedicato alla regolamentazione del funzionamento del mercato interno -diretto dal Commissario Charlie McCreevy- ha annunciato ieri una riforma della direttiva sui fondi comuni di investimento (Ucits), per creare le condizioni legali e normative necessarie ad alimentare le operazioni di fusione. La Commissione europea crede che, senza un cambiamento legislativo, le fusioni tra fondi risultino operazioni complesse, lente e care....quando non del tutto impossibili. I processi di integrazione affrontano difficoltà ancor maggiori quando i fondi destinati alla fusione sono domiciliati in diversi paesi dell'Unione Europea.

Le differenze legali e l'impatto fiscale negativo per gli investitori, fanno si che le fusioni transfrontaliere non rappresentino neppure il 4% di quelle che si producono tra fondi comunitari. La frammentazione che caratterizza l'intero settore è una diretta conseguenza di questo marasma generale.

I fondi comuni di investimento rappresentano più del 12% delle attività finanziarie detenute dai nuclei familiari europei, ma il 54% degli operatori del settore gestisce meno di 50 milioni di euro. Il Dipartimento guidato da McCreevy sostiene che con queste dimensioni risulta quasi impossibile esplorare l'intero potenziale offerto dai fondi. Secondo la Commissione, il sottoscrittore sarebbe il primo danneggiato da tale frammentazione e dalla conseguente presenza di costi elevati e, soprattutto, non necessari.

La Commissione Europea cercherà di porre fine a questa situazione con una mini-riforma della direttiva attualmente in vigore. Il progetto di legge sarà presentato a settembre 2007, dopo un lungo periodo di consultazioni tra i membri. Le nuove norme sulle fusioni garantiranno -secondo la Commissione- che le operazioni vengano pubblicizzate in modo tempestivo, consentendo agli investitori di liquidare le proprie quote senza dover pagare alcuna commissione.

In quanto alla fiscalità, Bruxelles preferisce non proporre alcun tipo di riforma fiscale aggressiva, ma punta sulla giurisprudenza prodotta in questo terreno dal Tribunale di Giustizia Europeo. Questa rotta sembra essere la più promettente per il raggiungimento dell'armonizzazione fiscale richiesta dall'unanimità degli Stati membri. Pertanto, McCreevy dovrebbe limitarsi a presentare una comunicazione che preveda l'adozione di un trattamento fiscale neutrale per le operazioni di fusione transfrontaliere.

La Commissione Europea proporrà la semplificazione dei passaggi necessari affinché una società di gestione possa commercializzare i suoi strumenti nei diversi paesi europei. La normativa in vigore prevede una notificazione alle autorità del paese in cui si intende procedere alla commercializzazione. E anche se la legge prevede un arco temporale di due mesi per la notifica, i tempi reali si allungano fino a otto o nove mesi. Fonti del settore hanno valutato positivamente le iniziative della Commissione, anche se alcuni lamentano la lentezza che caratterizza il lavoro svolto.

I risparmi derivanti dal processo di concentrazione europea delle società di gestione di fondi potrebbe toccare i 5.000 milioni di euro all'anno (secondo uno studio realizzato dalla Commissione Europea e presentato all'interno del Libro Bianco dei fondi comuni di investimento). Il risparmio principale dovrebbe arrivare dall'abbattimento dei costi di distribuzione (che in alcuni paesi dell'UE arriva a pesare per il 75% sui costi sostenuti dai sottoscrittori).

Bruxelles ha assicurato che sorveglierà i cambiamenti in corso per garantire che tali risparmi vengano realmente percepiti dagli investitori. Per centrare tale obiettivo, la Commissione punta su un'attività di vigilanza rigorosa e non sulla sola introduzione di nuove norme. La Commissione si impegna a semplificare i requisiti richiesti per la pubblicazione dei prospetti informativi dei fondi. La Commissione non considera necessaria l'introduzione di una normativa ad hoc per gli hedge funds, sottolineando che le norme in vigore prevedono già una vigilanza rigorosa sui fondi a gestione alternativa. E teme che un intervento legislativo freni lo sviluppo di questa tipologia di fondi. A cura di www.fondionline.it

COMMENTA LA NOTIZIA