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Risiko Borse: il Nasdaq accerchiato dal Nyse

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Il risiko delle piazze finanziarie mondiali non si arresta è mette in scena una nuova puntata. L’ostilità degli azionisti del maggiore mercato europeo, il London stock exchange (Lse) verso l’interesse del principale listino tecnologico mondiale, il Nasdaq, era già emersa numerose volte. Adesso il corteggiamento lungamente portato avanti ha ricevuto forse il colpo di grazia dopo il fallimento dell’Opa lanciata a 24,35 dollari per azione. Una cifra ritenuta dalla City non in linea con l’importanza, la posizione e le potenzialità del mercato londinese e soprattutto al di sotto del livello a cui i titoli venivano scambiati in Borsa.


Una brutta botta da digerire per il Nasdaq nella battaglia trasversale ingaggiata con il NewYork Stock Exchange per la supremazia sulle piazze finanziarie mondiali, sottolineata dal netto calo della quotazione del titolo. L’Opa è in pratica andata deserta. Ha aderito solo lo 0,6% degli azionisti che non ha permesso al Nasdaq neanche di superare la soglia del 30% nel capitale dell’Lse (già possedeva il 29% circa) e rimanendo ben al di sotto della soglia di controllo (51%). Non solo, alla delusione potrebbe aggiungersi la beffa se a fine mese la visita a Londra del presidente del Tokyo stock exchange (Tse) si concluderà come sembra con un accordo proprio con il London stock exchange con l’obiettivo di dare vita a un’alleanza operativa per lo sviluppo di prodotti finanziari comuni e per la quotazione reciproca di Etf. Beffa in quanto negli ultimi mesi si sono fatti più stretti i legami del Kabuto Cho proprio con gli arcirivali del Nyse. E’ di fine gennaio l’accordo tra i due listini per lo sviluppo congiunto di prodotti finanziari e nuove tecnologie per il trading con un occhio verso una possibile integrazione futura.

In questo momento le strade sembrano chiudersi intorno al Nasdaq mentre la manovra di accerchiamento del Nyse continua a ritmo sostenuto.
In Europa prosegue l’integrazione con Euronext, società che controlla i mercati di Parigi, Amsterdam e Bruxelles e si strizza l’occhio a Borsa Italiana che il presidente del Nyse, John Thain vorrebbe far entrare nel patto. “E’ prevedibile che altri listini europei possano aggiungersi” ha dichiarato a fine gennaio, sottintendendo l’interesse anche per Madrid. Sembra sfumare l’idea accarezzata dal numero uno di Piazza Affari, Massimo Capuano, di creare un listino europeo per evitare il rischio di un’americanizzazione dei mercati mentre Deutsche Börse, anche lei scottata dal rifiuto dell’Lse, sta per il momento alla finestra.
In Asia l’accordo con la seconda Borsa mondiale per capitalizzazione è stato definito dallo stesso John Thain una testa di ponte per futuri allargamenti nell’area del Pacifico e in Cina.


Per il Nasdaq per ora solo le briciole e un affaticamento da scalata, per giunta fallita, che lascia in eredità agli azionisti americani un livello di debito accresciuto e retrocesso a maggio dagli analisti di S&P’s al livello di junk bond e una quota del 29% nell’Lse pagata circa 1,68 milioni di euro. Quota che non sarà facile smobilizzare senza rischiare di far crollare il titolo della Borsa londinese ma che in ogni caso potrebbe generare nel tempo un’interessante plusvalenza se non tornare utile nel momento in cui la strategia di accordi senza integrazioni seguita da Londra dovesse generare scarsi risultati.
E se per ora le principali battaglie sono state vinte dal Nyse, la guerra necessariamente proseguirà. Dopo tutto il Nasdaq rimane il principale listino tecnologico mondiale e la seconda Borsa degli Stati Uniti, capace di offrire soluzioni all’avanguardia e per arginare lo strapotere del Nyse una passeggiata sotto le finestre di Francoforte potrebbe rivelarsi vantaggiosa. Anche per la Borsa tedesca che potrebbe trovare un ottimo appoggio per allargare i propri orizzonti Oltreoceano e magari rispolverare in tal modo il progetto di riunire intorno a se Milano e Madrid.