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Rischio panico e correzione hi-tech solo all’inizio? Outlook da brivido di Jamie Dimon e Morgan Stanley

Il numero uno di JP Morgan noto per essere da tempo bullish sui fondamentali dell’economia Usa, presenta i due fattori principali di rischio. Strategist Morgan Stanley annuncia scenario per chi …

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Jamie Dimon, numero uno di JP Morgan noto per essere da tempo bullish sui fondamentali dell’economia americana, parla del rischio che i mercati vadano nel panico; Mike Wilson, responsabile strategist dell’azionario Usa di Morgan Stanley, afferma che il potente sell off che si sta abbattendo sui titoli hi-tech, “stavolta è diverso” e che “gli smobilizzi sono appena iniziati”. Aggiungendo che “questa correzione sarà la più imponente da quella che abbiamo sperimentato a febbraio”.

Quando a lanciare allarmi del genere sono nomi altisonanti come quelli di Jamie Dimon e Morgan Stanley, c’è poco da star tranquilli.

Intervenuto nella trasmissione “Closing Bell” della Cnbc,  il presidente e ceo di JP Morgan ha confermato in realtà il suo ottimismo verso la crescita dell’economia americana.

Tuttavia, alla domanda su quale sia il rischio principale che incombe sulla congiuntura, il banchiere tra i più potenti del mondo ha dato due risposte.

Da un lato, ha detto, c’è il rischio rappresentato dal dietrofront che le banche centrali di tutto il mondo si apprestano a fare: dietrofront dai vari programmi di Quantitative easing che sono stati lanciati per combattere gli effetti della crisi finanziaria del 2008.

Che si tratti della Federal Reserve,  che ha iniziato a ridurre le dimensioni del suo gigantesco bilancio ingolfato da tutti quegli asset che aveva prelevato dal mercato durante i tempi bui della crisi, al fine di disintossicarlo dalla quantità incredibile di carta straccia che si era venuta a creare, o della Bce di Mario Draghi che ha stabilito la fine del QE, o della stessa Bank of Japan, che forse deve ancora capire se vuole continuare a essere colomba o trasformarsi in falco, la questione è la stessa.

Non voglio spaventare nessuno, ma non abbiamo mai avuto in precedenza un piano di QE e non abbiamo mai assistito di conseguenza a una sua fine”. Di questo, Jamie Dimon ha paura.

“La regolamentazione è diversa. La trasmissione della politica monetaria è diversa. I governi si sono indebitati troppo, e la gente potrebbe andare nel panico, quando le cose cambieranno”.

Già in precedenza il manager, 62 anni, aveva lanciato un alert sul rischio che la Fed si trovasse costretta ad alzare i tassi di interesse in modo più veloce di quanto previsto, frenando in questo modo la crescita. Il nocciolo della questione, per Dimon, rimane quello: le banche centrali rischiano di trovarsi impantanate in acque mai esplorate prima, nella storia.

L’altra grande paura di Jamie Dimon è la disputa commerciale tra l’America di Donald Trump e la Cina che, se si traducesse in una vera e propria guerra commerciale, potrebbe cancellare gran parte dei progressi che l’amministrazione Usa ha, a suo avviso, compiuto.

Il ceo di JP Morgan teme in particolare il rischio che Donald Trump decida di imporre un altro round di dazi doganali contro la Cina per un valore di $200 miliardi.

Ancora più nefaste sono le dichiarazioni di Mike Wilson di Morgan Stanley, che ha lanciato un campanello di allarme sul calo che Wall Street ha sofferto per tre sessioni consecutive e che è destinato solo a peggiorare.

Il motivo risiede negli stessi smobilizzi che si sono accaniti, a seguito della diffusione dei loro bilanci, su colossi del calibro di Facebook e Twitter. Il punto, sottolinea lo strategist è che, anche se la maggior parte delle società tecnologiche ha battuto le attese, il mercato si è ritrovato a chiedere di più, fattore che ha scatenato i tonfi storici di titoli come Facebook e Twitter, per l’appunto, facendo andare avanti un processo di deterioramento del momentum e provocando numerosi smobilizzi.

“Alla fine la sessione di venerdì – ha continuato l’esperto – ha decretato una certa spossatezza del mercato. Con il trimestre solido di Amazon ormai digerito e i dati sul Pil Usa del secondo trimestre molto solidi, gli investitori si sono trovati costretti ad affrontare una domanda: ‘E ora, cosa devo attendermi?”.

Tra l’altro erano stati sempre gli strategist di Morgan Stanley, lo scorso 8 luglio, a rivedere al ribasso il rating sui titoli tecnologici a “sell”.

A tal proposito, Wilson rivela anche che, “da quando abbiamo alzato il giudizio sulle utility lo scorso 18 giugno, i settori difensivi hanno outperformato in modo significativo”.

E’ tutto scritto nel grafico che Wilson vorrebbe, dice, nominare “victory lap” e che dimostra come Morgan Stanley abbia azzeccato le previsioni.

Il grafico mette in evidenza la performance dei principali settori dello S&P 500 dallo scorso 18 giugno.

“Sebbene la nostra nota non abbia previsto alcuna grave delusione sul fronte degli utili, ha suggerito comunque che il rischio legato alle azioni tecnologiche e ai titoli growth fosse in generale superiore a quello percepito. Di conseguenza, anche utili positivi (a nostro avviso) avrebbero potuto tradursi in reazioni deludenti dei titoli, e qualsiasi risultato inferiore alle attese sarebbe stato gravemente punito. A nostro vantaggio, possiamo dire che gli utili più deboli riportati da diversi leader del settore hi-tech e le forti delusioni di Netflix e Facebook non hanno fatto altro che avallare la nostra nota“.

Ancora peggio, Wilson ritiene che una liquidazione che colpisse i titoli tech/growth “potrebbe avere un impatto ancora più negativo su un portafoglio medio focalizzato sulle azioni tecnologiche,  sui titoli dei beni di consumo discrezionali e sulle small cap”.

Insomma, per Jamie Dimon ma, ancora di più, per gli strategist di Morgan Stanley, l’economia e i mercati rischiano non poco. E se Dimon si limita a parlare di rischi, la banca Usa va ancora più in là, affermando praticamente che, per il settore hi-tech, il peggio è appena iniziato.