Il rischio-Dublino allenta la presa, avvio positivo per le Borse europee

Inviato da Micaela Osella il Gio, 11/11/2010 - 09:13
Prima Atene, adesso Dublino. Nuove avvisaglie di tempesta si affacciano nel Vecchio Continente. Ma oggi sui mercati si allentano le preoccupazioni per la situazione dei periferici. I principali listini del Vecchio Continente hanno avviato le contrattazioni in territorio positivo. Anche se lo scenario resta difficile. A Piazza Affari il Ftse Mib sale dello 0,39%, Parigi guadagna lo 02,3%, Francoforte lo 0,25%.
E' sempre l'Irlanda l'imputato numero uno che crea scompiglio sul debito europe. Sulle Borse i dubbi sulla capacità di Dublino di tenere sotto controllo i conti pubblici continuano ad aleggiare. Le incertezze sulla capacità dell'Irlanda, il cui governo ha ammesso che la finanziaria da 15 miliardi in quattro anni potrebbe aumentare in valore, si sono sommate in questi giorni alle discussioni, a livello europeo, su come far ricadere esclusivamente sui detentori di bond in futuro un eventuale default di uno Stato sovrano.

Basta dare un'occhiata al premio di rendimento pagato da Dublino per capire la situazione: i premi di rendimento di Irlanda e anche di Portogallo hanno segnato ieri nuovi record, ma anche quelli italiani si avvicinano al massimo storico. Il premio di rendimento dei titoli governativi decennali irlandesi è volato fino a 616 punti (468 punti i titoli portoghesi). L'Italia, a 174, ha sfiorato il record segnato a giugno (178), la Spagna ha raggiunto 210, la Grecia ha viaggiato sopra 900, peggio dell'Argentina.

L'epicentro della crisi irlandese tornano ad essere le banche: si teme che le prospettive nere sul fronte della crescita possano creare una situazione simile a quella degli Usa nel 2007, con le famiglie ridotte all'impossibilità di pagare i mutui. Sarebbe un colpo di grazia per gli istituti di credito irlandesi, già salvati dal governo con costi onerosi, e in crescita, per le finanze pubbliche. Ieri i mercati hanno risposto con una scrollata di spalle, oggi invece si vuole guardare oltre.

Al G20 la questione sarà affrontata. La situazione di Dublino non è un caso isolato. A Seul i leader del G20, che raggruppa i primi venti Paesi avanzati ed emergenti al mondo, esamineranno ed approveranno una lista di circa venti banche con rischio sistemico messa a punto dall'Fsb, il Consiglio per la stabilità finanziaria guidato da Mario Draghi. Lo anticipa il Financial Times, spiegando che gli istituti di credito inclusi nella lista definitiva saranno sottoposti a regole più stringenti su requisiti di capitale e vigilanza.

Qualche nome? Nella lista preliminare figurano due banche italiane, UniCredit e Intesa Sanpaolo, al fianco di Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Morgan Stanley, Bank of America Merrill Lynch e Citigroup negli Stati Uniti, Royal Bank of Canada, Hsbc, Barclays, Royal Bank of Scotland e Standard Chartered in Gran Bretagna, Credito Svizzero e Ubs in Svizzera, SocGen e Bnp Paribas in Francia, Santander e Bbva in Spagna, Mizuho, Sumitomo Mitsui, Nomura e Mitsubishi Ufj, la tedesca Deutsche Bank e l'olandese Ing.

Secondo quanto ricostruito dal giornale inglese, esiste anche la possibilità che venga stilata una lista parallela, su base nazionale, che comprende banche molto grandi, soprattutto in Cina e Giappone, ma concentrate sul mercato domestico e, quindi, senza implicazioni sistemiche, che verrebbero lasciate alla supervisione nazionale.

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