1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Rischio di aumento IVA e riduzione investimenti pubblici: l’intervista a Mazziero

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

A seguire la seconda parte (prima parte al link) dell’intervista fatta a Maurizio Mazziero, analista finanziario, docente SIAT e autore del libro “La crisi economica e il macigno del debito”. Mazziero, da diversi anni, è anche responsabile dell’osservatorio sui dati economici italiani pubblicati trimestralmente sul sito Mazziero Research.

no

I temi trattati in questo articolo riguardano la spesa per gli investimenti pubblici, come questi siano stati ridotti rispetto al NADEF presentato ad ottobre dal Governo  e i rischi legati alle clausole di salvaguardia.

 

Ridotta la spesa per investimenti: taglio del 9% rispetto all’ultimo NADEF

 

Nel suo commento al NADEF (nota di aggiornamento del DEF) presentato a ottobre dal Governo attuale, Maurizio Mazziero aveva evidenziato che, da un punto di vista della spesa per gli investimenti, la manovra proposta dall’attuale Governo poteva a buon diritto definirsi espansiva.

 

Cosa è cambiato da allora? Quanto è stata ridotta nella versione definitiva del DEF la spesa per investimenti dopo lo scontro con l’Europa? Qual è ora il rapporto investimenti pubblici /PIL per il prossimo triennio?

 

“Le cose sono cambiate parecchio. Lo scontro con l’Europa e il rischio di procedura d’infrazione ha costretto a rivedere le uscite previste dal DEF. Di fatto gli stanziamenti per investimenti nel 2019 sono stati ridotti. Non solo, il taglio è stato piuttosto importante, tanto da portare la spesa per investimenti al di sotto di quello che il governo Gentiloni aveva stanziato per quest’anno”. Per capirci, continua Mazziero, “la manovra del precedente governo prevedeva 34,8 miliardi di investimenti da stanziare per il 2019. L’attuale esecutivo invece nella prima versione del DEF aveva programmato 38,3 miliardi, dunque un incremento di 3,5 miliardi sul programma precedente. Nell’attuale DEF invece si nota un taglio di 200 milioni rispetto alle previsioni del governo Gentiloni, dunque a 34,6 miliardi (-9% sul programma originario). Di conseguenza, non si può più parlare di una manovra espansiva”.

Tutto questo ovviamente si riflette anche sul rapporto Investimenti/Pil. Se, come sottolinea Mazziero, “per la programmazione Gentiloni tale rapporto stimato per il 2019 era all’1,9%, per la programmazione dell’attuale governo ante negoziazione con l’Europa era 2,1%, mentre ora siamo tornati all’1,9%. Non cambia invece il rapporto Investimenti/Pil nel 2020 e 2021, che sarebbero rispettivamente al 2,2% e al 2,3%. Numeri però difficilmente credibili. Questo perché è talmente forte il deterioramento dei conti pubblici per cui bisognerà recuperare risorse aggiuntive, che verranno tolti come sempre dagli investimenti.

 

Quali sono gli stimoli principali all’economia che potrebbero sostenere il Pil oggi? Nella ricetta del Governo cosa troviamo a sostegno dei consumi e dell’industria?

 

Come abbiamo detto gli investimenti pubblici rappresentano il miglior carburante per la crescita del Pil di un Paese. In questo momento l’attuale manovra li ha ridotti. Servirebbero ad esempio più investimenti in infrastrutture, dissesto idrogeologico, rinnovamento scuole.

 

Un parziale aumento dell’IVA nel 2020 è quasi sicuro

 

Le clausole di salvaguardia sono state introdotte nel 2011 dal Governo Berlusconi che, per vedere approvata la propria manovra finanziaria dall’Unione Europea, decise di garantire il rispetto dei vincoli comunitari da parte dell’Italia promettendo che, nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi previsti, sarebbe stato attuato un piano di revisione delle agevolazioni fiscali e sarebbe scattato l’aumento dell’Iva.

 

Le clausole di salvaguardia dunque scattano in automatico quando non vengono raggiunti gli obiettivi di bilancio. Obiettivi che non sono mai stati raggiunti anche in passato. Tutte le volte i governi si sono trovati costretti a intervenire e a trovare soldi per raggiungere gli obiettivi. Come hanno fatto fino ad ora per neutralizzare le clausole? In parte hanno raccolto le cifre necessarie e in parte hanno gonfiato nuove clausole di salvaguardia rimandandole agli anni successivi (più o meno è come quando una società alla scadenza di un prestito obbligazionario si trova costretta a rinegoziare il debito a tassi più alti). Così ha fatto anche il Governo pentastellato nel 2018. Man mano che si trascinano queste clausole avanti nel tempo, queste si gonfiano e oggi per disinnescare queste clausole, si dovrebbero trovare 23 miliardi per il 2020 e 29 miliardi per il 2021. Di fatto la metà di una finanziaria.

 

Pensi ci sia il rischio che per il 2020 scattino le clausole di salvaguardia e cosa prevedono?

 

“È probabile che con la finanziaria 2020 (che sarà approvata quest’anno) scattino le clausole di salvaguardia (con impatto sul prossimo anno). Io credo che sarà difficile disinnescarle, probabilmente però non saranno della misura prevista. Al momento queste prevedono un rialzo dell’IVA nel 2020 dal 22 al 25,2% e nel 2021 al 26,5%. Il governo Gentiloni aveva programmato che nel 2019 l’iva sarebbe passata dal 22 al 24,2%, nel 2020 al 24,9 e nel 2021 al 25% (questo in assenza di manovre correttive). Di fatto il Governo attuale per non farle scattare nel 2019 le ha parzialmente rimandate facendole crescere.

 

Come potrebbe venir scongiurato il rischio relativo a queste clausole?

 

“Come abbiamo detto, probabilmente nel 2020 si faranno scattare le clausole di salvaguardia, come? In parte neutralizzandola, ovvero trovando i soldi da qualche parte e in parte facendola scattare e pesare sull’IVA. Per esempio, potrebbe essere neutralizzarla per 12 miliardi e per il resto farla scattare sull’IVA portandola nel 2020 al 24%. È ormai inevitabile. Di fatto è come andare con un acceleratore pigiato contro un muro.” Ma qualora – prosegue Mazziero – “non scattasse perché il governo dovesse decidere di spostare più avanti tale cifra, la clausola aumenterà ulteriormente (a titolo d’esempio possiamo ipotizzare che nel 2021 dovrebbero trovare qualcosa come 31 miliardi).

 

Vedi il rischio di una manovra correttiva dietro l’angolo?

 

Maurizio Mazziero su questo è molto secco: “SI. La manovra correttiva potrebbe arrivare tra giugno e agosto. Ad aprile ci sarà il DEF e si dovrà cominciare a far quadrare i conti che saranno sballati e si prenderà atto della situazione complessa. A maggio però ci sono le elezioni europee, quindi non si farà nulla e poi ad agosto quando tutti sono al mare ecco che si farà la manovra correttiva, come da tradizione italiana”. Del resto, alcuni esponenti importanti di questo governo ne stanno già cominciando a parlare. Cosa che invece fino a un mese fa non si teneva in considerazione.