I rischi del rally di liquidità

Inviato da Redazione il Mer, 14/10/2009 - 10:45
E se fosse un liquidity driven rally? I livelli di fiducia nell'azionario sono ai massimi, supportati anche dai risultati delle trimestrali Usa che a oggi hanno mostrato livelli di utile di quasi il 20% superiori al consenso. I meno ottimisti hanno fatto gran parlare delle valutazioni raggiunte e di quanto il mercato sia salito troppo e troppo in fretta rispetto all'evoluzione della ripresa senza però riscuotere grosso credito tra gli operatori. In pochi invece si sono concentrati su un aspetto sottostante questa corsa: l'elevato livello di liquidità presente in Borsa sia per la politica espansiva varata dalle banche centrali sia per la necessità degli investitori di trovare sull'azionario uno sbocco ai rendimenti ridotti dell'obbligazionario. Anzi nei giorni scorsi una banca d'affari americana ha reiterato il proprio giudizio positivo sull'equity citando la liquidità ancora fuori dall'azionario e destinata ad entrarvi solo perché "nessuno vuole più perdere il rally".

L'altra faccia della medaglia, quella legata ai rischi, è stata assai meno indagata. Lo hanno fatto in una nota gli analisti della svizzera Lemanik arrivando a risultati che imporrebbero un atteggiamento improntato alla cautela.

Si parte da un'analisi intermarket delle particolarità messe in evidenza dai mercati negli ultimi mesi: innanzitutto - spiegano gli analisti - sono saliti sia i mercati azionari sia quelli obbligazionari, che sono classicamente caratterizzati da correlazione inversa; in secondo luogo si sono indeboliti sia il dollaro che gran parte delle materie prime (esclusi i metalli), anch'esse classicamente legate da correlazione inversa.  "Questa combinazione di eventi è coerente con quanto pensiamo: si tratta di un liquidity driven rally", si legge nel documento. Con rischi considerevoli per chi è già investito "perché - avvertono gli analisti - la liquidità può spingere le valutazioni a valori eccessivi e poi ritirarsi rapidamente, causando correzioni ampie e rapide".

Numerose le prove portate a sostegno della tesi: se non si trattasse di un rally della liquidità le azioni salirebbero per prezzare una ripresa economica, che alimentando il rischio di inflazione sarebbe negativa per le obbligazioni governative lunghe (che invece sono salite), così come lo sarebbe l'indebolimento del dollaro a seguito delle ingenti necessità di finanziamento determinate dalle azioni di stimolo all'economia. Le materie prime invece dovrebbero salire, sia per l'attuale indebolimento del dollaro sia per la ripresa economica prezzata dalla salita delle azioni.

Marco Barlassina

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