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Riforma fiscale Trump zavorra anche utili Goldman e BofA. Ma NYT: effetto temporaneo, banche ne beneficeranno

I veri problemi sono altri. crollo shock per il fatturato del trading di Goldman. E Bank of America è tra le banche che paga l’esposizione ai guai di Steinhoff.

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Goldman Sachs shock: il colosso bancario americano ha assistito alla sua prima perdita di bilancio su base trimestrale in sei anni, a causa di un onere legato alla riforma fiscale di Trump, che è ammontato nel quarto trimestre alla cifra astronomica di $4,4 miliardi, e che inevitabilmente ha affondato la sua redditività: il risultato è stato di una perdita netta di $1,93 miliardi o di un passivo per azione GAAP di $5,51.

Impatto fiscale anche sull’altra banca americana che oggi ha comunicato il bilancio: Bank of America, che ha fatto i conti con un onere che ha quasi dimezzato gli utili rispetto al quarto trimestre del 2016, portandoli a $2,4 miliardi rispetto ai $4,5 miliardi precedenti.

Viene da dire subito, a caldo, ironia della sorte: proprio la riforma fiscale di Donald Trump si conferma uno dei motivi che hanno pesato sulla redditività dei colossi bancari Usa nel quarto trimestre del 2017.

Questo è vero, tuttavia, solo a una lettura superficiale dei risultati di bilancio delle banche Usa, finora comunicati, come nel caso di JP Morgan, Citi, Goldman Sachs e Bank of America.

Un articolo del New York Times spiega infatti che “Banks Are Big Winners From Tax Cut”, lasciando intendere che le conseguenze del taglio delle tasse saranno positive.

“Sebbene alcune tra le principali banche stiano comunicando di aver riportato nel quarto trimestre (del 2017) utili che hanno dovuto fare i conti con la nuova legge fiscale, le stesse prevedono ricchi benefici nel lungo termine. Tra questi, aliquote effettive che saranno anche più basse della nuova tassa applicata alle aziende, pari al 21%”.

“Citigroup – prosegue il New York Times – ha detto per esempio nella giornata di ieri che l’entrata in vigore della riforma voluta da Trump si tradurrà in un onere straordinario di $22 miliardi, dovuto in gran parte ai crediti di imposta, che ora devono essere ricalibrati per riflettere le tasse corporate più basse”. Ma in un comunicato stampa Michael Corbat, amministratore delegato di Citigroup, ha detto anche chiaramente che la legge “non solo si tradurrà in utili netti e ritorni più alti ma, andando avanti, servirà anche a rafforzare le sue capacità di generazione di capitale“.

E “sia JP Morgan Chase, la banca numero uno negli Usa, che Wells Fargo, hanno affermato venerdì scorso di prevedere che la nuova legislazione ridurrà le tasse effettive da pagare l’anno prossimo al 19%: si tratta di un taglio di quasi 1/3 rispetto a quanto hanno pagato nel 2016“, che permetterà agli istituti di beneficiare di maggiori risorse, per un valore combinato superiore ai 7 miliardi di dollari, soltanto nel 2018. PNC Financial, sempre lo scorso venerdì, ha sottolineato di stimare che le tasse effettive scenderanno ancora di più l’anno prossimo, al 17%“.

E sulle due banche protagoniste di oggi, si nota che i problemi, piuttosto – non quelli temporanei come gli oneri per l’appunto – sono stati altri.

Goldman, in particolare, ha assistito a un crollo del fatturato della sua divisione di trading di bond, forex e commodities di ben -50%, ad appena 1 miliardo di dollari rispetto ai 2 miliardi precedenti e gli 1,28 miliardi attesi.

Bank of America ha pagato invece, tra le altre cose, il collasso delle azioni del colosso retail Steinhoff. Nel comunicato si legge infatti che gli utili del quarto trimestre dell’istituto sono stati colpiti da un onere di $292 milioni legato a un cliente non americano.