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Ricerca Natixis: Il ritratto dell’investitore moderno? Ansioso e confuso

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Qual è oggi il pericolo maggiore per gli investimenti? Non sono i mercati volatili o la (mancata) crescita economica. Il pericolo è l’investitore stesso. La ricerca annuale condotta da Natixis GAM sugli investitori italiani e globali ha messo in luce come il risparmiatore del 2016 non sia soltanto ansioso, ma anche profondamente comfuso. “I risparmiatori dichiarano di desiderare la crescita del proprio patrimonio, ma non vogliono prendersi dei rischi. Valutano gli investimenti passivi per i loro bassi costi, ma poi credono di avere meno rischi”, spiega David Goodsell, Executive Director del Durable Portfolio Construction Research Centre di Natixis Gam. Che chiude così il ritratto dell’investitore moderno: “Intendono misurare la performance dei propri investimenti sulla base di obiettivi personali, ma poi ammettono di non averne. Comprendono che dovranno assumersi maggiore responsabilità per la propria pensione, ma sottostimano i relativi costi. E la lista potrebbe continuare”.


Prudente, ma alla ricerca di rendimenti a doppia cifra
Ma quanto è profondo tale conflitto tra i risparmiatori italiani? Secondo la ricerca la maggioranza del campione intervistato si definisce “prudente”. Allo stesso tempo dichiara di aver bisogno di rendimenti medi del 9,9% sopra l’inflazione per raggiungere i propri obiettivi che, nel contesto attuale, li esporrebbe a una significativa volatilità. Non molti inoltre sembrano tollerare bene il rischio: l’82% degli italiani, infatti, preferirebbe la sicurezza rispetto alla performance. “Ciò di cui hanno bisogno gli investitori è quindi una migliore educazione sul concetto di rischio e una guida per comprendere quanto ne possono davvero tollerare”, è il commento di Goodsell.
L’errata equazione costi bassi-meno rischio
Secondo la ricerca Natixis, quando si tratta di investimenti passivi o indicizzati, un numero sorprendente di investitori pensa che costi più bassi siano sinonimo di meno rischi. Sei investitori italiani su dieci considerano infatti gli strumenti passivi meno rischiosi e utili a minimizzare le perdite. “Ma, per loro natura, i fondi passivi non hanno una gestione del rischio – commenta Goodsell – Quando i mercati salgono, generano rendimenti, quando al contrario i mercati scendono, subiscono perdite”. Gli investitori devono quindi ancora capire le caratteristiche dei vari prodotti. “La nostra ricerca annuale sugli investitori istituzionali mostra appunto come questi ultimi inseriscano gli strumenti passivi per mantenere i costi generali bassi, mentre si rivolgono alla gestione attiva per ottenere rendimenti e avere una gestione del rischio“, aggiunge il gestore.

Orientato agli obiettivi, ma senza averli ben chiari
Sette investitori italiani su dieci chiedono di valutare la performance degli investimenti sulla base dei propri obiettivi personali. Ma ciò sembra improbabile se solo il 58% ha obiettivi finanziari ben definiti e se ancora meno, il 33%, ha un chiaro piano finanziario. Quanto alla sicurezza finanziaria post-pensionamento, gli investitori italiani risultano essere consapevoli che la responsabilità si sta spostando sempre più sulle loro spalle. In media il campione dichiara di aver bisogno del 71% della rendita pre-pensionamento per poter vivere una volta andati in pensione: un dato che si posiziona nella fascia bassa di quel range raccomandato e che viene identificato tra il 70% e l’80%. “I risparmiatori devono infatti considerare l’allungamento della vita come il rischio maggiore. Definire quanto risparmiare deve iniziare con un calcolo di quanto vivranno dopo il pensionamento”, conclude Goodsell.