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Ricapitalizzazioni anche in Svizzera: lo Stato entra in Ubs, fondo Qatar in Credit Suisse

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Anche le banche elvetiche si accodano al processo di maxi-ricapitalizzazione che sta coivolgendo buona parte degli istituti europei. UBS in particolare riceverà dal governo svizzero 6 miliardi di franchi tramite un’emissione di MCN (obbligazioni convertibili) interamente collocata presso la Confederazione svizzera. Al termine della transazione, dopo una conversione al prezzo unitario di 20 franchi, lo Stato elvetico arriverà a detenere circa il 9% del capitale dell’istituto, che ha anche firmato un accordo con il governo per trasferire miliardi di asset tossici ad un fondo di nuova creazione. Per Credit Suisse invece la ricapitalizzazione avverrà attraverso un aumento di capitale realizzato tramite obbligazioni convertibili da 10 miliardi di franchi che verrà sottoscritto da alcune istituzioni finanziarie di primo livello. L’impegno maggiore spetterà però alla Qatar Investment Authority, il fondo sovrano del paese del Golfo.


Nel dettaglio Ubs ha siglato un accordo con la Banca Nazionale Svizzera che prevede il trasferimento di un importo massimo di  60 miliardi di dollari di titoli attualmente illiquidi nonché altri attivi del bilancio di UBS verso un fondo separato. “Questa transazione – si legge in un documento della maggiore banca svizzera – permetterà a UBS di limitare la perdita potenziale futura connessa a questi attivi, di garantire il finanziamento a lungo termine degli stessi, di diminuire gli attivi ponderati in funzione del rischio, di ridurre notevolmente il rischio nonché le dimensioni del suo bilancio”. Oltre a tali obiettivi il piano permetterà anche di ridurre notevolmente l’incertezza attuale per gli azionisti e i clienti UBS e di contribuire alla stabilità del sistema finanziario garantendo una vendita ordinata degli asset illiquidi. Per la Banca Nazionale Svizzera si tratta invece di un’operazione che consentirà in prospettiva di partecipare al potenziale di rialzo del valore degli attivi del fondo (una volta interamente rimborsato il prestito). Il capitale del fondo sarà finanziato da UBS per un massimo di 6 miliardi di dollari e da un prestito senza regresso (« non-recourse») di un massimo di 54 miliardi concesso al fondo dalla Banca Nazionale Svizzera. UBS venderà i propri interessi in azioni alla BNS per un dollaro e, una volta rimborsato il prestito, potrà riacquistare le azioni, ad un prezzo d’acquisto di 1 miliardo più metà del valore del capitale azionario che supera 1 miliardo. Inoltre, UBS può raccogliere 6 miliardi di franchi di nuovi fondi sotto forma di obbligazioni forzatamente convertibili per finanziare il proprio contributo in azioni. Un’operazione che permetterà di mantenere allo stesso tempo una solida base di capitale.

Con il suo piano, Credit Suisse prevede invece di portare il Tier1 ratio al 13,7%, un livello superiore a quello richiesto dalla Swiss Federal Banking Commission. Le cattive notizie per Credit Suisse arrivano però dalle prospettive reddituali per i prossimi mesi. L’istituto ha fatto sapere oggi di attendersi un terzo trimestre in perdita per 1,3 miliardi di franchi, che beneficeranno solo in parte della forte performance della divisione private banking. Ad appesantire l’ultima riga del conto economico sarà in particolare l’investment banking, per cui si prevede una perdita pre-tasse di 3,2 miliardi di franchi a causa delle avverse condizioni di trading in cui gli operatori si sono dovuti muovere durante il mese di settembre.