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Riassetto dell’industria italiana, il governo torna regista

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Lo stop a Autostrade-Abertis. Il niet a una fusione Enel-Eni. Il lavoro dietro le quinte per convincere le municipalizzate ad archiviare i campanilismi e celebrare un maxi- matrimonio collettivo sul modello (di successo) da cui è nato il colosso tedesco E.on. Il bilancio dei primi 80 giorni del governo Prodi – perlomeno sul fronte Piazza Affari – va in archivio con un segnale di discontinuità rispetto al passato : l’esecutivo, senza scivolare in eccessi di colbertismo, sembra puntare a riprendersi la cabina di regia del riassetto dell’industria nazionale. La linea l’ha dettata lo stesso premier Romano Prodi: ” Le privatizzazioni in Italia hanno avuto in generale buoni esiti – ha detto – ma serve un rafforzamento dell’industria per evitare che tutto il settore produttivo cada in mani straniere”. Il semaforo rosso alle nozze autostradali italo-spagnole (piaccia o non piaccia) è quello più macroscopico. Ma non il solo: Roma ha annunciato di non avere alcuna intenzione di cedere altre quote in Eni e Enel per non esporle a rischio di scalata, ribadendo di non voler fondere le due aziende.