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Il rialzo dell’oro? Non illudetevi: è solo temporaneo

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La ripresina dell’oro (culminata il 7 gennaio a 1.110 dollari) non deve illudere. E infatti per gli analisti l’outlook per il metallo giallo è lontano dall’essere positivo. “Rimaniamo convinti che il prezzo dell’oro rimarrà in un range tra 1.050 e 1.350 dollari l’oncia, con rialzi minimi negli anni a venire – spiega Nevine Pollini, Senior Analyst Commodities, Union Bancaire Privée (UBP) – Crediamo infatti che il principale driver per l’oro continuerà a essere il ciclo di stretta della Fed e il suo impatto sul dollaro, tenendo però a mente che quando la Fed ha tirato il grilletto e ha rialzato i tassi a metà dicembre, le reazioni del mercato hanno spinto i prezzi dell’oro ai minimi da sei anni“.

E’ ancora un bene rifugio?

L’andamento positivo degli ultimi giorni, per gli esperti, è dovuto a diversi fattori: la minaccia del terrorismo, l’aumento delle tensioni geopolitiche tra l’Arabia Saudita e l’Iran e le indiscrezioni (controverse) sul rafforzamento dell’arsenale nucleare della Corea del Nord. “Tali eventi destabilizzanti hanno portato gli investitori più preoccupati a comprare il metallo giallo come bene rifugio – spiega Pollini – Sebbene ultimamente l’oro non abbia giocato il suo ruolo di copertura dalle tensioni geopolitiche, potrebbe farlo se la situazione dovesse ulteriormente peggiore“.


L’incertezza degli asset
 
Ma non è tutto. Un ulteriore, e forse più giustificato, sostegno per l’oro arriva dalle recenti turbolenze del mercato azionario e dalle preoccupazione sulla crescita globale. La Banca mondiale ha appena tagliato le sue previsioni per il 2016 dal 3,2% al 2,9%, a causa di una “crescita debole dei principali Mercati emergenti”. Infatti, l’economia cinese è ancora causa di preoccupazione, specialmente dopo che il PMI Caixin ha rilevato che l’economia del Dragone sta continuando a indebolirsi, e dopo che la PBoC ha creato un trambusto in seguito al deprezzamento del renminbi, che sta ora scambiando ai minimi da cinque anni rispetto al biglietto verde. “L’azione della Banca centrale fa temere un deprezzamento di tutte le valute nella regione asiatica – dice Pollini – Ma un’altra ragione plausibile per il rafforzamento dell’oro potrebbe essere il crescente nervosismo circa i rischi di default tra le società energetiche con asset di bassa qualità e bilanci con elevata leva finanziaria“.
 

La correlazione con il dollaro
 
Sebbene l’avversione al rischio del mercato abbia stimolato l’appetito degli investitori per l’oro, secondo Pollini saranno l’outlook dell’economia statunitense, la politica monetaria della Federal Reserve (in particolar modo la velocità alla quale la Banca centrale aumenterà i tassi di interesse) e i movimenti del dollaro che continueranno a determinare la direzione del prezzo del metallo giallo nel breve termine. Il presidente della Fed di San Francisco, John Williams, e il vice presidente della Fed, Stanley Fisher, hanno dichiarato recentemente che si aspettano da tre a cinque rialzi quest’anno. In realtà le minute dell’incontro del FOMC del 15 e 16 dicembre, pubblicate la scorsa settimana, confermano i precedenti commenti del Presidente della Fed, Janet Yellen, rispetto al fatto che “la stretta sarà graduale” e che la Fed continuerà ad avere un atteggiamento da “colomba”. “Ciò significa che prima di alzare i tassi si assicurerà che l’economia americana possa tollerarli. È questa reazione l’elemento che influenzerà il corso dell’oro“, conclude Pollini.