Retribuzione: per migliorare metà degli italiani migrerebbero all'estero (Randstad)

Inviato da Redazione il Gio, 02/02/2012 - 16:12
La crisi si fa sentire, e per questo molti italiani, in gran parte insoddisfatti della propria retribuzione, sarebbero disposti a lasciare il Belpaese pur di migliorare la propria condizione lavorativa. E' questo uno degli aspetti che emergono dall'ultimo Work Monitor Randstad, l'analisi relativa all'andamento del mercato del lavoro nel quarto trimestre 2011, svolta dalla multinazionale olandese in 29 nazioni.
La ricerca, svolta prima della manovra Monti, mostra un atteggiamento fiducioso nel 2012, pur nella consapevolezza dell'esistenza di una situazione finanziaria problematica. Per questo infatti spicca la disponibilità a trasferirsi all'estero: il 53% del campione sarebbe disposto a cambiare Paese se guadagnasse di più mentre il 32% sarebbe disposto ad emigrare a parità di salario per un lavoro più in linea con le proprie aspettative.
Appaiono inoltre indicativi di uno stato di crisi - reale e non solo percepita - molti dei tratti che caratterizzano il fenomeno: sia le motivazioni, molto più associate all'obiettivo salariale (necessità) che non all'obiettivo professionale (appagamento), che il profilo, più maschile (e non differenziato per settore di appartenenza) e più giovane (nell'opzione dell'avanzamento professionale). Con una differenza sostanziale con i paesi stranieri dove l'esigenza di migrare è decisamente inferiore, essendo meno esplicita la motivazione economica.
Rispetto ai colleghi stranieri solo una piccola percentuale di italiani, il 23% del campione, è pienamente soddisfatta della propria retribuzione, a differenza di paesi come la Germania dove le percentuali sono quasi doppie attestandosi sul 42% o degli Stati Uniti (31%) o del Regno Unito (27%).
Altro aspetto approfondito dal Work Monitor Randstad è l'innalzamento dell'età pensionabile. In questo contesto il 38% del campione è incline a lavorare due anni oltre l'età pensionabile mentre circa la metà del campione (il 49%) è convinto di dover lavorare oltre l'età pensionabile.
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