Resa dei conti in Unicredit: finisce l'era Profumo

Inviato da Micaela Osella il Mar, 21/09/2010 - 16:37

Il tempo è scaduto a Piazza Cordusio. Il giorno di Alessandro Profumo è arrivato. L'amministratore delegato di Unicredit ha lasciato la guida della banca, indebolito dalle tensioni con gli azionisti, in particolar modo con il numero uno della Fondazione CariTorino Fabrizio Palenzona, il numero uno della Fondazione CariVerona Paolo Biasi, il presidente di Unicredit Dieter Rampl, i rappresentanti dell'Allianz e, probabilmente, quelli di Mediobanca, scaturite con la salita dei soci libici nel capitale dell'istituto lo scorso agosto.

Profumo, artefice dell'ascesa di Unicredit da banca locale a player paneuropeo, è tra gli amministratori delegati con più lunga permanenza al timone di una banca europea: è stato nominato nel 1997 al vertice di Unicredit, quando si trasformò da Credito Italiano. Il banchiere, originario di Genova, ha acquistato circa 100 piccole banche nei successivi otto anni, coronando l'obiettivo di trovare un orizzonte sempre più ampio e internazionale con il salto di qualità dell'alleanza in Germania.

Ma l'incantesimo di una carriera dorata oggi si è rotto. L'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo ha lasciato l'incarico. E' quanto indica il banchiere in una lettera al Cda. E l'affaire Libia secondo diversi analisti contattati da Finanza.com è solo una scusa, un alibi che nasconde una verità scomoda. Mister Arrogance come è stato ribattezzato Profumo da tempo aveva perso appeal tra le file dei soci della banca."Le dinamiche che hanno portato alle dimissioni del banchiere non sono ancora chiarissime, ma probabilmente Profumo ha pagato l'opposizione dei soci tedeschi, cui ultimamente si sono aggiunti alcuni soci storici italiani", spiega un analista di una primaria sim milanese che preferisce mantenere l'anonimato.

"Rampl prenderà probabilmente le deleghe ad interim. Secondo noi la notizia ha un duplice risvolto: risolvere l'empasse che eventualmente si creerebbe a seguito della mancanza di fiducia tra azionisti e CEO da una parte. Dall'altra, l'insediamento di un nuovo CEO comporta il rischio di svalutazioni non attese che generalmente si materializza in occasioni di cambi al vertice. Una situazione - conclude - nel complesso negativa".

"Si tratta di una conclusione che fino a ieri era inattesa, almeno nella sua rapidità", gli fa eco un'altra esperta di una banca milanese. "Le dimissioni di Profumo assumono i contorni di una congiura politica: finché il banchiere ha avuto i risultati dalla sua è stato difficile mandarlo via, mentre ora dopo i due aumenti di capitale non andati bene e la salita dei libici nel capitale della banca ci erano troppo appigli".

Nelle ultime ore che separavano dall'avvio del consiglio di amministrazione della banca si era fatta larga sul mercato l'ipotesi che fosse stata trovata una soluzione condivisa tra Profumo e le sponde della banca che avevano chiesto la sua testa. Un accordo prima del cda - hanno spiegato fonti vicino alla vicenda - avrebbe evitato l'emergere di inutili tensioni all'interno del consiglio e la "sgradevole conta dei voti", favorendo una soluzione più "morbida" quantomeno nelle modalità.
 
Secondo l'ultimo tam tam di Borsa il cda dovrebbe dare un mandato di tre settimane al presidente Dieter Rampl per individuare un nuovo amministratore delegato esterno. Per la successione "è già pronta una shortlist". I nomi che circolano in queste ore sono quelli già usciti sulle pagine dei giornali: da Gianpiero Auletta Armenise, già alla guida di Ubi Banca, a Matteo Arpe, ex numero uno di Capitalia ora a Banca Profilo, da Fabio Gallia, a Claudio Costamagna. E sul post Profumo gli analisti non si tirano indietro. Secondo un esperto di una primaria banca di Londra il più indicato per prendere il posto dello storico ad di Unicredit è Matteo Arpe.

"Arpe ha una reputation a livello internazionale decisamente buona, che svincolerebbe dall'area politica", spiega l'analista. "Se invece arrivasse un candidato delle Fondazioni, quindi se passasse la soluzione politica, non sarebbe ideale per Unicredit perché non permetterebbe di vedere un cambiamento reale nel corso della gestione della banca. Al momento - conclude - sembra che le Fondazioni abbiano vinto una prima battaglia, ma non hanno fatto i conti con la sfida più importante: quella della successione di Profumo".

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