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Renault sospettata di aver installato un dispositivo fraudolento, titolo -2,9% a Parigi

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Nuovi sviluppi sulla sospetta frode di Renault sulle emissioni inquinanti dei motori. Secondo il quotidiano Libération, che cita un rapporto della Direzione generale della concorrenza, del consumo e della repressione delle frodi (DGCCRF) in Francia, la casa automobilistica avrebbe ingannato i controlli sulle emissioni inquinanti, attraverso l’installazione di un dispositivo fraudolento. Il documento metterebbe infatti in evidenza differenze significative tra le prestazioni di alcuni motori Renault al momento dell’approvazione in laboratorio e il loro impiego in condizioni reali, in particolare sui modelli Renault Captur e Clio IV. Se i sospetti saranno confermati, il costruttore francese rientrerebbe nello scandalo Dieselgate innescato da Volkswagen.
Renault ha risposto prontamente, facendo sapere di non voler commentare un’indagine in corso e un procedimento riservato di cui non ha accesso. “Renault, pertanto non può confermare la veridicità, la completezza e l’affidabilità delle informazioni contenute in questo articolo”, si legge nella nota del gruppo, che però ha ribadito che “nessuno dei suoi servizi ha violato le regole, europee o nazionali, per quanto riguarda l’omologazione dei veicoli”. “I veicoli Renault – prosegue la casa – non sono dotati di software per falsificare i dispositivi di controllo di inquinamento”. Intanto l’indiscrezione pesa sul titolo. Questa mattina Renault mostra un calo del 2,9% sulla Borsa di Parigi.