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Regno Unito: l’uscita dall’UE si complica. La scure di Moody’s si abbatte sul rating

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Né il FTSE100, che con un -0,3% a 7.289,02 punti si muove sostanzialmente in linea con gli altri benchmark europei, né la sterlina, che nel cambio con il dollaro passa di mano a 1,3529$ (+0,28%) e in quello con l’euro scende a 0,8799£ (-0,47%), stanno risentendo della decisione di Moody’s di ridurre il merito di credito della “Perfida Albione”.

“Le decisioni della agenzie di rating possono avere un impatto temporaneo, in fin dei conti ci dicono quello che già sappiamo e che abbiamo già prezzato da parecchio tempo”, rileva Kit Juckes di French bank Société Générale.

Venerdì scorso Moody’s Investors Service ha annunciato di aver ridotto il merito di credito del Regno Unito a “Aa2” dal precedente “Aa1”. L’outlook sul giudizio passa da “negativo” a “stabile”.

Due le ragioni alla base della decisione: un outlook sui conti pubblici britannici che negli ultimi tempi “si è decisamente indebolito”, l’esecutivo ha dovuto ammorbidire le sue posizioni dopo il fallimento delle ultime elezioni, e “l’erosione della solidità economica nel medio termine” causato dell’uscita dall’Unione Europea.

“La decisione del governo britannico di lasciare il mercato unico e l’unione doganale a partire dal 29 marzo 2019 risulterà negativa per le prospettive di crescita di medio termine. Oltre all’impatto diretto sul profilo creditizio, la perdita di forza economica finirà per esacerbare le pressioni sul processo di consolidamento fiscale”.

La bocciatura arriva dopo l’intervento con il quale Theresa May ha pronosticato un periodo di transizione di circa due anni senza però fornire dettagli più specifici sul conto economico dell’operazione. Nel complesso, le parole della May sono state lette come una vittoria della fazione che appoggia una “soft” Brexit sui sostenitori di un’uscita “hard”.

Gli operatori temono che il governo britannico non sia nelle condizioni per ottenere un accordo favorevole, in particolare sul libero scambio. “Non riteniamo più che l’esecutivo sia in grado di assicurare un accordo sostitutivo per il libero scambio con l’UE che possa mitigare l’impatto negativo della Brexit”, sottolineano gli analisti di Moody’s.