Regno Unito: BoE alla "finestra", nessuna certezza di nuovi rialzi

Inviato da Redazione il Lun, 16/10/2006 - 15:22
La Banca d'Inghilterra ha mantenuto il costo del denaro al 4,75%. Il quadro complessivo dell'economia britannica sembra confermare che il costo del denaro dovrebbe elevarsi al 5%, sostenuto dall'andamento dell'inflazione e dal prezzo del denaro nell'area euro. Tuttavia, il comportamento dei consumi e del settore servizi, unito all'evoluzione del Pil, potrebbero provocare un rinvio di tale decisione.

La settimana scorsa, la Bank of England ha mantenuto stabile il costo del denaro al 4,75% per il secondo mese consecutivo. Gli analisti sostengono che la decisione è legata sia al conseguimento di buoni dati economici, sia alla cautela espressa dai vertici dell'Istituto per la futura evoluzione del prezzo del petrolio. Le ultime previsioni formulate dal FMI includono una crescita del Pil britannico del 2,7% per il 2006 (dopo il +1,8% del 2005).

L'immobilismo della Bank of England è stato previsto dagli analisti con lo stesso livello di sicurezza applicato alle anticipazioni formulate sull'evoluzione del costo del denaro nell'area UE. Nel corso della sua ultima riunione, la Banca Centrale Europea ha annunciato un rialzo del costo del denaro fino al 3,25%. Si tratta del quinto incremento dallo scorso dicembre. Un provvedimento che riporta i tassi su livelli vicini a quelli di quattro anni addietro. La buona marcia dell'economia europea (con un Pil in crescita del 2,8%) e le pressioni inflazioniste derivanti dall'accelerazione dei consumi, potrebbero sostenere nuovi rialzi.

Gli analisti prevedono che l'istituto centrale britannico abbia solo rinviato il prossimo rialzo dei tassi a novembre, quando saranno probabilmente incrementati dello 0,25%. Il principale argomento a sostegno di questa decisione sarebbe l'inflazione (che negli ultimi mesi, alimentata dai consumi voluttuari- ha viaggiato su livelli superiori dello 0,5% al limite stabilito dalla BoE). Attualmente la variazione annua dei prezzi è al 2,5% contro l'1,9% registrato nel 2005. Il Regno Unito mantiene i tassi più elevati tra i paesi sviluppati subito dietro gli Usa (che, per ora, li mantengono al 5,25%).

La crescita dei prezzi si spiega in gran parte con i sintomi di ripresa mostrati dai consumi domestici. Dopo la crescita dello 0,3% durante il primo trimestre, i consumi delle famiglie si sono impennati dello 0,9% in luglio. Durante lo stesso periodo, il settore dei servizi -che rappresenta il 75% dell'economia britannica- è cresciuto dello 0,9% rispetto all0 0,7% del trimestre precedente. Allo stesso modo, i consumi privati sono cresciuti dell'1,7% nel 2005 (anche se l'OECD si aspetta che la variazione possa essere del 2,1% nel 2006).

Gli ultimi dati trimestrali indicano che l'economia del Regno Unito è cresciuta del 2,7%: un dato inferiore alle aspettative, che rende scettici gli esperti sull'opportunità di incrementare il costo del denaro. In agosto, dopo un immobilismo durato un anno, l'istituto centrale ha deciso di portare il tasso di riferimento dal 4,5% al 4,75%. I dati confermerebbero che l'immobilismo dei tassi ha rappresentato uno strumento importante per alimentare il dinamismo dell'economia. Il problema è che i consumi sono forse l'unica variabile per sostenere l'economia. La presenza di un forte deficit fiscale impedisce di optare per un aumento della spesa pubblica. A questo punto è molto probabile che -per il terzo anno consecutivo- venga superato il limite del 3% stabilito dall'UE per il ratio deficit/Pil. A cura di www.fondionline.it
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