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Referendum Scozia: perché non è un evento solo nazionale, quali effetti sui mercati?

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“L’indipendenza della Scozia non sarà una

separazione ma un  divorzio doloroso“. Così il premier britannico, David
Cameron
, nel corso di un discorso ad Aberdeen in vista del referendum di
giovedì 18 settembre. Nell’ultimo appello Cameron ha avvertito gli elettori scozzesi che un voto a favore dell’indipendenza sarebbe per sempre. Anche laRegina Elisabetta ha rotto il silenzio e parlando del voto di giovedì ha
invitato gli scozzesi a “pensare molto attentamente al futuro” prima
del referendum.

E mentre mancano 48 ore al voto nella terra di Adam
Smith, anche sulla zona euro pesa il clima di incertezza circa l’esito del referendum. Un’eventuale
separazione dalla Gran Bretagna potrebbe, infatti, generare maggiore volatilità
e avere ripercussioni sui mercati finanziari e
sull’economia non solo britannica. Lo sostiene Paolo Longeri dell’ufficio studiConsultinvest SGR.

“Gli aspetti
economici e finanziari sono numerosi ed estremamente complessi
, a partire da
come ripartire il debito pubblico esistente, quale valuta avrà la Scozia (anche
se la Bank of England ha già detto che dovrà avere la sua valuta) e se la
Scozia potrà essere parte della Unione Europea, osserva Longeri aggiungendo che
“la fase di negoziazione sarà così pervasa da una grandissima incertezza e
probabilmente genererà spinte recessive nell’economia inglese piuttosto che
spinte propulsive, almeno nel breve e medio termine”.

Quali impatti sui  mercati finanziari? “I mercati non gradiscono mai
l’incertezza, soprattutto quella di origine politica
– affermano da Consultinvest
SGR – Inoltre la vittoria degli yes è da sempre stata sottovalutata e  gli investitori sono tuttora posizionati per
una vittoria dei no
“. Nessuna Corporation inglese o scozzese ha disegnato un
“contingency plan”. Inoltre è ragionevole pensare che tra i settori più colpiti
dal futuro cambio delle regole vi sarà l’industria finanziaria basata in Scozia
(banche, assicurazioni, fondi pensione e asset manager), che è rilevante per
l’economia locale ma che ha grandi sbocchi sull’economia UK.

Nella sua view Longeri rimarca inoltre che “l’incertezza
produrrà un forte aumento della volatilità azionaria, valutaria e
obbligazionaria sui mercati ingles
i. Dovremo attenderci correzioni al ribasso
dei mercati, con investitori orientati a ridurre i rischi e prendere profitto
dopo anni di buone performance e di bassa volatilità. Ma questo aumento di
volatilità potrebbe trasferirsi anche ad altri mercati non Regno Unito, in
particolare a quelli europei
“.

E infine un effetto “contagio” europeo non è da
escludere. Una vittoria darebbe morale agl’indipendentisti catalani e
riporterebbe in auge il tema di un Referendum per la Separazione della
Catalogna dalla Spagna. Considerato il livello di valutazione del mercato
obbligazionario governativo e azionario spagnolo, l’incertezza del Referendum
avrebbe impatti verosimilmente negativi. Darebbe morale anche ai partiti europei Euro
Scettic
i contrari al “centralismo burocratico” di Bruxelles e darebbe nuova
forza alla polemica sul tema della flessibilità fiscale nella periferia, anche
per evitare l’escalation di forze politiche euro-centrifughe.

“Tuttavia, dopo l’eventuale fase di incertezza
e di aggiustamento sui mercati, e, come sempre accade, dopo fasi di
dislocazione nei prezzi potranno emergere situazioni e spunti d’investimento
molto più interessanti di quelli presenti oggi sui mercati, ormai compressi e
condizionati solo dalle politiche Monetarie. Ecco allora che il Referendum
Scozzese potrà rivelarsi un momento creativo di ottime e interessanti
opportunità di medio e lungo termine”, conclude Longeri.