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Referendum e ricapitalizzazioni banche: molto dipenderà se sarà un No “soft” o “hard”

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Il referendum costituzionale italiano è ormai alle porte e tra le tante incognite c’è sicuramente la possibile reazione dei mercati a un’eventuale vittoria del No con il carico di incertezze politiche che andrebbe a comportare. Gli ultimi sondaggi ufficiali davano il “NO” in vantaggio, ma non è detto che automaticamente tale esito comporterebbe effetti rilevanti ad esempio sul merito di credito dell’Italia a meno che non sia seguito da un deragliamento dell’Italia dal percorso di riforme strutturali, come sottolineato nei giorni scorsi da Standard & Poor’s.

Vittoria NO di misura potrebbe non compromettere ricapitalizzazione banche 
Gli strategist di Credit Suisse hanno fatto il punto in vista dell’appuntamento del 4 dicembre distinguendo tra un “NO soft” o un “NO hard”. Infatti una vittoria di misura del No potrebbe dissipare qualche incertezza. La casa d’affari elvetica ipotizza le possibili dimissioni del premier Renzi che aprirebbero la strada ad una rimpasto di governo. Per garantire la continuità, il presidente Sergio Mattarella potrebbe nominare l’attuale ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan, per formare il nuovo governo sostenuto da una coalizione allargata in grado di ottenere il voto di fiducia. “Questo potrebbe ridurre l’incertezza politica e essere utile per i prossimi piani di ricapitalizzazione delle banche”, rimarca il team di Credit Suisse che si aspetta un calendario relativamente veloce in questo tipo di questo scenario.

Con “Hard No” lo scenario si complica 
Di contro, una netta vittoria del No (hard No”) potrebbe alimentare ulteriormente l’incertezza. Nel caso non sia possibile formare un nuovo governo a causa della mancanza di un sostegno condiviso, Mattarella potrebbe trovarsi costretto a indire elezioni anticipate, ma non prima che venga approvata una nuova legge elettorale. “Questo potrebbe aprire la strada al rischio di una vittoria del Movimento 5 Stelle (M5S), forza populista anti-Europa – avverte Credit Suisse – e l’incertezza politica potrebbe continuare vanificando i piani di ricapitalizzazione delle banche.

Scenario peggiore (bail-in) non è ancora prezzato
Pertanto, nonostante la recente sottoperformance relativa delle banche italiane, Credit Suisse ritiene che la peggiore delle ipotesi (bail-in) non è ancora prezzata. nel breve la previsione è di una volatilità alta fino al referendum e nei giorni immediatamente dopo il voto, orientativamente fino a quando le incertezze non saranno dissipate. Di contro, nel caso al momento meno probabile di vittoria del Sì le banche italiane potrebbero reagire positivamente.