Referendum per l'indipendenza della Scozia: quali conseguenze se vincerà il fronte del sì?

Inviato da Valeria Panigada il Lun, 15/09/2014 - 15:13
L'attenzione degli investitori (ma non solo) è rivolta là, verso il Nord della Gran Bretagna, nella regione delle cornamuse. Sì perché giovedì 18 settembre gli abitanti della Scozia andranno a votare al referendum per l'indipendenza. Nelle ultime settimane è aumentato il fronte del sì, anche se sembra ancora impensabile una rottura del Paese. Ma cosa accadrebbe se i sondaggi venissero confermati? Oltre a segnare una pesante sconfitta politica per il premier britannico, David Cameron, e la corona inglese, si ipotizzano diverse implicazioni anche sul piano economico e finanziario. Ecco quali, secondo Laura Sarlo, senior sovereign analyst di Loomis, Sayles & Company:

- L'esposizione più rilevante riguarderebbe le banche inglesi e i titoli governativi targati Uk. "Vediamo la possibilità che i depositi possano muoversi nel caso di una vittoria del "si", ma non vediamo un impatto materiale sugli istituti bancari - sostiene la Sarlo - Prevediamo un potenziale aumento della volatilità sul mercato delle obbligazioni governative inglesi, ma non crediamo che il "si" possa rappresentare un evento materialmente negativo per i titoli sovrani". Per quanto riguarda la reazione delle agenzie di rating, è possibile che la parte restante del Regno Unito manterrà il suo rating AA. Gli investitori dovrebbero trarre vantaggio dal sostegno al mercato dei governativi fornito dal Tesoro e dalla BoE all'inizio dell'anno. 

- Mentre le agenzie di rating hanno annunciato che una Scozia indipendente potrebbe avere un rating A, si dovrebbe avere qualche ulteriore informazione su come potrebbe essere il nascente sistema fiscale in modo da stimare un rating. Alcune domande chiave che richiedono una risposta nei 18-24 mesi successivi a un eventuale voto "si" sono: valuta, banca centrale e prestatore di ultima istanza, confini marittimi e divisione delle risorse di petrolio nel Mare del Nord, appartenenza all'Unione Europea e alla Nato.

- La Scozia rappresenta circa l'8% dell'economia e della popolazione inglese attuale. Questo referendum è l'ultimo step di un lungo processo di decentramento di poteri alla Scozia. Oggi il governo scozzese è largamente responsabile per alcuni settori chiave come l'educazione e il sistema sanitario nazionale, con ulteriori poteri già programmati per l'inizio del 2016. "Anche se la Scozia dovesse votare "no" - prosegue l'analista di Loomis, Sayles & Company - continueremo a vedere maggiori poteri trasferiti da Londra a Edimburgo".

- Il voto scozzese avrebbe implicazioni più ampie che coinvolgono la nascita di stati nazionali, come ad esempio l'impatto che potrà avere sul voto per l'indipendenza della Catalogna in Spagna, programmato per novembre. La Catalogna pesa per circa il 20% del Pil della Spagna e il governo centrale ha mantenuto una posizione molto ferma nei confronti dell'amministrazione locale con la possibile conseguenza di aumentare ulteriormente il rischio sugli asset spagnoli. 
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