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Redditi e consumi crescono a record dal 2011, ma sale pressione fiscale. Deficit minimo in 17 anni

Il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto dell’1,2% su base annua e +0,8% su base trimestrale, a fronte di un aumento del reddito disponibile.

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Nel primo trimestre del 2017, su base annua, i redditi e i consumi delle famiglie italiane sono balzati al massimo dal terzo trimestre del 2011. Lo ha reso noto l’Istat, evidenziando tuttavia che, a crescere, è stata anche la pressione fiscale.

Consumi e redditi al top in sei anni

In particolare, il reddito disponibile è balzato del 2,4%, a fronte di un aumento dei consumi +2,6% rispetto al primo trimestre del 2016: si tratta di rialzi record in sei anni.

Su base trimestrale, il reddito è aumentato dell’1,5%, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,3%. Su base trimestrale è aumentata inoltre la propensione al risparmio delle famiglie: il dato è salito +0,3% all’8,5% mentre il potere di acquisto è cresciuto dell’1,2% su base annua e +0,8% rispetto al trimestre precedente.

Nota stonata dell’Istat è la pressione fiscale

Nota stonata del rapporto dell’Istat si è confermata la pressione fiscale, che nei primi tre mesi dell’anno è salita su base annua di 0,3 punti percentuali al 38,9%.

Ciò ha portato le entrate totali a salire su base annua del 2%. Scomponendo il dato, si apprende che le entrate correnti hanno segnato una crescita +2% e che nel trimestre si è assistito a un aumento delle imposte dirette (+1,8%), delle imposte indirette (+3,1%), dei contributi sociali (+1%) e delle altre entrate correnti (0,7%).

A tal proposito sono state contabilizzate come imposte indirette, esattamente nella categoria delle “altre imposte sulla produzione”, le risorse che le banche italiane hanno erogato a favore del Fondo Nazionale di Risoluzione (pari a circa 1,5 miliardi di euro). Le entrate in conto capitale sono balzate +12,3%.

Deficit al minimo in 17 anni

In flessione l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil, che si è attestato al 4,3%, in calo di 0,6 punti percentuali su base annua, e al minimo, come ha fatto notare la stessa Istat, dal 2000, ovvero in 17 anni.

Il saldo primario è risultato negativo per 2.498 milioni di euro (-5.656 milioni di euro nel corrispondente trimestre del 2016), così come il saldo corrente, negativo per 7.096 milioni di euro (-8.751 nel corrispondente trimestre rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso. L’incidenza sul Pil è stata del -1,7%, a fronte del -2,2% nel primo trimestre del 2016.