1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Recessione a W? Alla ricerca di una rete di sicurezza

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

La monthly column di Ad Van Tiggelen, Senior Investment Specialist di Ing Investment Management ***


Le recessioni di tipo double dip (cioè a W) sono estremamente rare, tanto che, nella storia del dopoguerra, se ne ricorda solo una, quella degli anni 1980-1982.

Nonostante ciò, i mercati finanziari negli ultimi tempi sono diventati molto nervosi, proprio a causa dei timori di una recessione di questo tipo. Sebbene la maggior parte degli economisti ritenga altamente improbabile un tale scenario, gli investitori rimangono scettici. E considerando la capacità dei mercati finanziari di “creare” una propria realtà economica, il sentiment stesso degli investitori finisce per diventare un rischio. In ogni caso, le incertezze sono tante, quindi cercheremo ora di identificare eventuali “reti di sicurezza” per gli investitori.


L’ultima recessione a W si è verificata nel momento in cui i paesi sviluppati sono passati dalla fase inflazionistica degli anni Settanta alla più bilanciata crescita dei decenni successivi. Il mondo occidentale sta affrontando anche oggi una fase di transizione.


Sembra infatti che il periodo di inflazione modesta degli ultimi decenni si stia trasformando in un trend disinflazionistico, non privo tra l’altro di un rischio di deflazione.


Questo passaggio, che è in parte causato dai piani di riduzione del debito attuati dai governi, non ha uguali nella storia. E’ quindi sorprendente che la maggior parte degli economisti sia così convinta che l’attuale ripresa seguirà paralleli storici consueti, con una crescita dei consumi che seguirà automaticamente la ripresa del manifatturiero.


Nonostante questi timori, possiamo notare che nel primo semestre 2010 i titoli ciclici (più cari) hanno performato generalmente meglio dei più economici difensivi. Tra questi ultimi le telecom e le utilities hanno deluso più degli altri, nonostante i loro dividend yield incredibilmente alti. In Europa, le società di questi due settori offrono spesso dividend yield tra il 6% e l’8%. Questo è ancora più notevole se si pensa che queste società, caratterizzate da bilanci solidi, offrono rendimenti obbligazionari nell’ordine del 3,5%-4%. Ciò vuol dire che offrono un rendimento sulle azioni che è due volte quello sui bond: un rapporto senza precedenti storici.


Gli alti dividend yield e il modello di business relativamente difensivo di questi settori dovrebbero costituire per gli investitori una di rete di sicurezza (una sorta di polizza assicurativa) in caso di recessione a W.


Comunque, anche se la ripresa economica dovesse continuare, è probabile che questi settori riusciranno a tenere il passo dei mercati azionari, considerando l’attrattiva crescente dei loro dividendi in un momento in cui l’inflazione e i tassi di interesse rimarranno bassi probabilmente ancora a lungo.

Ci si potrebbe chiedere se il mercato azionario non ci stia implicitamente dicendo che le politiche di dividendo dei settori telecom e utilities sono insostenibili e che ci si debba aspettare un prossimo taglio. Va detto che in certi casi specifici questo potrebbe in effetti succedere. Alcune utilities corrono il rischio, sempre più alto, che i governi pesantemente indebitati attuino interventi normativi (come un rialzo delle tasse) per estrarre denaro da questo settore. Le telecom invece stanno attraversando una fase di crescita lenta (se non pari a zero), in cui il calo delle entrate del traffico voce potrebbe non essere del tutto compensato dalla
crescita delle entrate del traffico dati. Entrambi i settori, quindi, stanno affrontando delle problematiche che potrebbero portare alcune società a tagliare, anche se modestamente, i propri dividendi, ma è pur vero che altre società potrebbero invece alzarli. Quindi, se si considerano i due settori nel loro complesso, non ci aspettiamo una politica di taglio dei dividendi.


Quanto accaduto recentemente a BP nel settore petrolifero ha ribadito ancora una volta la necessità di diversificare gli investimenti. Lo stesso deve valere per i settori delle utilities e delle telecom. Per gli investitori che cercano un’esposizione a questi paradisi (relativamente) sicuri in tempi incerti, conviene quindi considerare i fondi settoriali.