Recessione Usa sempre più vicina, nuovo tracollo delle Borse

Inviato da Marco Barlassina il Gio, 16/10/2008 - 16:50

E' sempre più effetto recessione sulle Borse di tutto il mondo. Soprattutto a Wall Street. Non poteva essere altrimenti dopo che i dati macroeconomici pubblicati oggi hanno ulteriormente rincarato la dose di preoccupazione per le condizioni dell'economia statunitense.

Dopo il -1,2% registrato ieri dalle vendite al dettaglio, oggi è toccato a produzione industriale e all'indice Fed di Philadelphia, il primo indicatore riferito alle condizioni del mese di ottobre, dipingere un quadro dalle tinte più che fosche. La produzione industriale ha registrato la sua flessione più marcata dal 1974, con un calo del 2,8%, mentre l'indice riferito all'andamento dell'attività manifatturiera nell'area della Pennsylvania ha mostrato il calo più forte della storia, posizionandosi a
-37,5 punti (il dato era atteso a -9,4 punti dal precedente +3,8 punti). L'indicatore è così sceso al livello più basso dall'ottobre 1990.

Secondo un primo parere di un analista raccolto da Finanza.com, i dati di oggi "sposteranno ulteriormente l'attenzione dal settore finanziario a quello dell'economia reale", anche se questo "dipenderà molto dalle condizioni di liquidità sul mercato interbancario". Da rilevare tuttavia che il dato sulla produzione industriale relativo a settembre risente anche dell'effetto di blocco presso alcuni impianti a causa degli uragani nel Golfo del Messico e dello sciopero indetto negli stabilimenti Boeing.

Immediata la risposta ai dati da parte degli indici statunitensi, che partiti in positivo sono scivolati fino a perdere oltre 2 punti percentuali come nel caso di Dow Jones e S&P500. Identico movimento anche in Europa, con l'S&P/Mib di Milano che, con un calo superiore al 5%, si avvicina a rivedere i minimi di giornata segnati in apertura e abbandonati in mattinata anche grazie alle indiscrezioni circolate circa un nuovo taglio coordinato dei tassi d'interesse da parte delle maggiori banche centrali. Ribassi tra il 4 e il 5% interessano anche gli altri maggiori indici del Vecchio continente.

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