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Recessione Usa: per Merrill ora è cosa certa

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Non bisogna più chiedersi se ci sarà una recessione, ma quando questa arriverà. Parola di David Rosenberg, economista di punta di Merrill Lynch, che esprime tutti i suoi dubbi in un report raccolto oggi da Finanza.com. Nonostante i mercati abbiano trovato a inizio ottava una relativa stabilità, non si è dunque ancora spenta l’eco sulle attese di recessione prodotta dai dati occupazionali americani di venerdì scorso.


Diversi gli elementi sul banco degli imputati, non fosse altro che per nefaste coincidenze storiche: dalla crescita di posti di lavoro ridotta a sole 18mila unità, al decremento delle buste paga dei settori privati (-13mila), all’aumento dello 0,3% (dal 4,7 al 5%) del tasso di disoccupazione tra novembre e dicembre.

Tra i corsi e i ricorsi storici: l’ultima volta che il tasso di disoccupazione è salito dello 0,3% in un mese è stato nel gennaio 2001, proprio in concomitanza con l’inversione del ciclo. Anche Goldman Sachs ha sottolineato che quando, come nel caso attuale, la media trimestrale del tasso di disoccupazione sale di oltre lo 0,3% l’economia entra, o sta per entrare, in recessione. Ma per gli analisti di Merrill Lynch il dato da guardare sarebbe un altro: la variazione messa a segno dal tasso di disoccupazione dallo scorso marzo a oggi. “Ogni volta che tale misura cresce dello 0,5% dai minimi del ciclo, l’economia è andata ufficialmente in recessione il 100% delle volte”.


Un’altra coincidenza citata da Merrill riguarda il decremento delle buste paga private che nello scorso ciclo sono andate in negativo per la prima volta nell’ottobre 2000, quando poi la recessione è iniziata il trimestre successivo. “La storia ci sta dicendo che ora una recessione è diventata una faccenda da quando e non da se”, profetizza Rosenberg.


Un parere che non si discosta troppo da quello di buona parte del mercato, se è vero che la probabilità  implicita di un taglio dei tassi ufficiali Fed di 50pb a fine mese è salita sopra il 60%.Dal fronte macroeconomico qualche indicazione in più potrà venire giovedì dall’outlook economico che verrà esposto dal presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke.