La recessione ora fa paura, per Goldman Sachs probabilità al 45%

Inviato da Redazione il Mar, 27/11/2007 - 16:51

Non è recessione, ma a giudicare da quante volte questa parola appare nei report delle case d'affari qualche motivo di preoccupazione evidentemente c'è. L'ultima in ordine di tempo è stata Goldman Sachs che  in un report odierno ha rivisto le possibilità di una recessione in un range compreso tra il 40 e il 45%, contro il 30% precedentemente previsto.
Giù il cappello allora davanti ad Alan Greenspan. Fino a qualche mese fa era solo un vecchio pensionato di lusso con la lingua troppo lunga e inviso all'ottimismo irrazionale dei mercati. Oggi invece è ancora l'ex presidente della Fed il punto di riferimento. Sì, perché Greenspan parlava quasi due mesi fa di recessione tra il 33 e il 50%, esattamente i valori che oggi indica una delle banche d'affari più potenti di Wall Street.

Insomma oggi una cosa è chiara: la recessione potrà alla fine non arrivare ma la crisi dei prestiti subprime avrà degli  effetti gravi su tutto il sistema finanziario e in particolare sull'economia americana.
Vediamo allora cosa dice in particolare Jan Hatzius, economista di Goldman Sachs nel report di oggi. Non solo aumentano le probabilità di una recessione, ma contemporaneamente salgono anche quelle di un intervento deciso da parte della Federal Reserve sui tassi d'interesse. La banca d'affari si attende infatti che entro la metà del 2008 i tassi negli Stati Uniti saranno portati al 3%. In precedenza per la stessa scadenza l'obiettivo era fissato al 4%. Una previsione effettuata sulla base di due condizioni, che il tasso di disoccupazione salga al 5,5% entro la fine del 2008 e che il tasso di inflazione scenda invece all'1,5% nello stesso periodo. E sempre secondo Goldman "considerazioni di risk management suggerirebbero che la Fed dovrà agire aggressivamente" in modo da raggiungere questo livello (il 3%) prima piuttosto che troppo tardi. Per questo motivo gli economisti della banca si attendono che la Fed taglierà di altri 150 punti base nel giro dei prossimi 6-9 mesi.

Solo ieri era stata Merrill a prendere in considerazione la parola recessione, mettendo insieme una serie di segnali visti nelle settimane precedenti l'avvio di fenomeni dello stesso tipo negli scorsi decenni e già verificatesi negli Stati Uniti, dalla riduzione dell'avvio di nuovi cantieri, alla diminuzione dell'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan (sceso a 76,1 punti) , l'inversione della curva dei rendimenti (iniziato nel luglio 2006).
Cosa aspettarsi allora dall'azionario in caso di recessione? Secondo le stime di Merrill, l'S&P500 perde il 25% dai suoi picchi in fasi di recessione, con settori storicamente sfavoriti i finanziari e i produttori di beni di consumo discrezionali. Al contrario, sempre in caso di frenata dell'economia tale da portare a una recessione i migliori comparti sono risultati le telecom, le utilities e i fornitori di beni e servizi per la cura della persona. Ma l'avvertimento di Merrill è chiaro: "Tenete in mente però che tutti i 10 settori dell'S&P scendono durante una recessione, e quindi non c'è posto per nascondersi".
 
Marco Barlassina
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