Rebus Bce: la Germania studia l'identik del dopo Weber. L'Economist rilancia Draghi

Inviato da Micaela Osella il Ven, 18/02/2011 - 10:47

Nel giorno in cui a Parigi si apre l'incontro dei ministri delle Finanze e dei governatori del Gruppo dei 20, a rubare la scena è ancora il toto nomine della Bce. Oltremanica la candidatura del governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, continua a raccogliere consensi, ma è una partita che non si gioca sul velluto. Sotto il cielo di Berlino il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha lanciato un messaggio chiaro: non è da escludere una candidatura tedesca per la successione a Jean-Claude Trichet alla guida della Banca centrale europea. Eppure se si cerca qualcuno che abbia una grande esperienza e il carattere giusto per la presidenza della Bce "c'è un candidato che spicca: Mario Draghi", sostiene oggi l'Economist, candidando di fatto il governatore della Banca D'Italia come naturale successore di Trichet, in un articolo dedicato alla corsa per la successione al vertice dell'Eurotower.

I requisiti, ricorda il settimanale, sono soprattutto da ricercare nell'esperienza tecnica e nei risultati ottenuti sul terreno della lotta all'inflazione. Su questo fronte il curriculum del governatore di Bankitalia "parla da solo". Draghi, ricorda ancora l'Economist, "è un economista con una grande esperienza in una banca centrale e nella gestione della finanza, oltre ai quattro anni passati nel settore privato. Oltre a dirigere la banca centrale italiana, è presidente del Financial Stability Board" e "il curriculum di nessun altro candidato è all'altezza" del suo. Il settimanale britannico smonta quindi le prevedibili obiezioni, ovvero la sua esperienza in Goldman Sachs e il fatto di essere italiano, definiti argomenti falsi, dal momento che "non ci sono prove che abbia fatto niente di indecoroso" nella banca privata e che "gli stereotipi nazionali sono da biasimare£. Per questo, conclude l'Economist "la Germania dovrebbe dare il suo sostegno a Draghi e la Merkel dovrebbe spiegare ai tedeschi perché è il candidato giusto per questo lavoro. Così facendo, per una volta, i politici potrebbero migliorare una situazione difficile".

Anche l'economista francese Jean Paul Fitoussi ritiene che Draghi sia un ottimo candidato per due motivi diversi: "è un grande economista che conosce molto bene la politica monetaria, e poi soprattutto è pragmatico, non dottrinale. E questo è quello di cui ha bisogno la Bce. Draghi ha qualità diplomatiche, competenze ed è molto stimato a livello internazionale". Draghi, ha continuato Fitoussi, "ha tutte le qualità e poi il candidato tedesco Axel Weber si è bruciato e difficilmente la Germania potrà inventare un altro candidato all'altezza della situazione". Tra gli ostacoli a Draghi, Fitoussi individua "il fatto che arrivi dall'Italia, dall'Europa del Sud, potrebbe essere un ostacolo. Ma io comunque non credo. Anzi Draghi è un cittadino del mondo e poi penso che le qualità migliori oggi si trovino nel sud dell'Europa. L'elezione di Draghi alla Bce sarebbe infine un forte segnale per rafforzare l'integrazione europea".

Dopo l'abbandono di Alex Weber, il presidente della Bundesbank, dalla corsa alla presidenza della Bce, Frau Merkel deve correre ai ripari e decidere in fretta. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, oggi non ha escluso una candidatura tedesca per la successione a Jean-Claude Trichet alla guida della Banca centrale europea. In una intervista all'emittente radio tedesca Deutschlandfunk, ripresa dall'agenzia Bloomberg, Schaeuble ha precisato che l'argomento non verrà trattato al G20 e che una decisione sul futuro presidente della Bce verrà presa dopo che, entro fine marzo, verranno definiti i termini del pacchetto di salvataggio per l'eurozona. Nonostante il ritiro - per dimissioni dalla Bundesbank - del candidato ufficiale Alex Weber, il governo tedesco non ha abbandonato l'idea di proporre un proprio nome per la presidenza della Banca centrale europea. La conferma è stata data dalla stessa cancelliera Angela Merkel che in un'intervista radiofonica ha detto: "Non abbiamo perso nè l'dea nè la speranza" di candidare un esponente tedesco per la successione a Jean-Claude Trichet. "Dobbiamo pensarci su - ha ammesso - anche se non abbiamo più a disposizione una figura che aveva un ruolo importante", con un chiaro riferimento a Weber. A breve il governo di Berlino farà la sua scelta, ha continuato "e lì vedremo se abbiamo ancora carte da giocare".

Secondo Nick Kounis di Abn Amro l'impatto dell'esatto identik del presidente della Bce sulla politica monetaria potrebbe essere enfatizzato, anche se ovviamente è importante che venga individuata la persona più adatta al ruolo. Come riconosce anche Marco Valli di Unicredit, Draghi ha il profilo tecnicamente più adatto e sarebbe il candidato numero uno, se non fosse che per molti una presidenza italiana sbilancerebbe troppo l'Eurotower verso gli indebitati Paesi meridionali d'Europa in una fase in cui serve rigore. Con l'arrivo del governatore della Bankitalia all'Eurotower la Bce si ritroverebbe guidata da due esponenti dell'indebitato Sud Europa con quel Vitor Constancio, vice-presidente portoghese. E poi c'è il gioco delle poltrone che ruota attorno alla fine del mandato della austriaca Gertrude Trumpel-Gugerell nel comitato esecutivo: i piccoli non vogliono perdere perso nel direttorio. I candidati che potrebbero spuntarla in alternativa sono paradossalmente di più basso profilo: come il finlandese Erkki Liikanen, provenienti da Paesi virtuosì dell'area euro e magari più sensibili all'influenza tedesca.

La dipartita del tedesco ha creato incertezza sul prossimo timoniere della Bce proprio, mentre i mercati dubitano della governance economica europea, con Francia e Germania (e Bce) che spingono perché le regole di bilancio siano rese più incisive con sanzioni reali e sono osteggiate da diversi altri Paesi. Da Berlino, che aveva posto la nomina di Weber come condizione per il via libera all'allargamento del fondo salva-stati, in questi giorni trapela comprensibile preoccupazione. L'appuntamento per riformare le regole è imminente a marzo, e anche il nodo della presidenza della Bce andrebbe sciolto prima dell'estate: sui mercati c'è già chi parla di una Eurolandia nel caos.

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