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Rapporto Censis, continua la concentrazione del potere economico in Italia

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Lo stato di salute dell’economia italiana è buono. Una visione positiva, quella del Censis (istituto di ricerca socioeconomica italiana), esposta oggi durante la presentazione del suo quarantunesimo rapporto sulla situazione sociale del Paese. Un quadro positivo che sembra superare anche le turbolenze finanziarie degli ultimi mesi.

 

Ma è così positiva la situazione in Italia, o forse lo è solo in alcuni ambiti? Se si va a scavare fino in fondo quello che si scopre è che l’economia italiana viaggia a due velocità: se da un lato assistiamo alla crescita nelle imprese della qualità delle strategie di nicchia, dall’altro, troviamo anche un’Italia delusa dalla politica, che per uscire dall’attuale stato di “poltiglia” sociale deve puntare sulle tante minoranze attive nell’economia, nella società e nelle scienze. Lo sviluppo economico si muove, infatti, su dinamiche di minoranza che non filtrano fra la gente, non si traducono in processo sociale. Tanto che, al termine poltiglia di massa si potrebbe sostituire quello di “mucillagine”, quasi un insieme inconcludente di “elementi individuali e di ritagli personali” tenuti insieme da un sociale di bassa lega.”
 
Dal punto di vista economico, il 2007 è stato l’anno delle fusioni e acquisizioni, un fenomeno che ha visto primeggiare soprattutto il risiko bancario. In cifre, il muro dei 90 miliardi di euro di valore delle operazioni di fusione portate a compimento nel 2006 è destinato a essere superato quest’anno se si tiene conto che la sola incorporazione di Capitalia da parte di Unicredit vale più di 21 miliardi di euro e conteggiando la recente operazione di Monte dei Paschi di Siena su Antonveneta.
Aumenta il livello di concentrazione di potere lì dove operano i pochi big players italiani: nel solo sistema bancario la quota di mercato detenuta dai primi cinque gruppi è passata tra il 2006 e oggi dal 45% al 53%, così come il fenomeno è evidente nel sistema assicurativo. Secondo quanto emerge dal rapporto Censis, “nessun miglioramento di efficienza è stato però rinvenuto nelle imprese protagoniste di tali operazioni di concentrazione (non diminuisce né la bolletta energetica né i costi bancari e assicurativi) né è in atto un processo redistributivo, presso le famiglie, dell’incremento di ricchezza registrato da numerose imprese.

 

E il Censis passa in rassegna anche l’annoso nodo dei mutui. Si parla ancora una volta della la crisi dei mutui subprime scoppiata a metà del 2007, che ha riportato a galla, anche nella penisola italiana, la questione dell’indebitamento delle famiglie. Almeno per il momento, il Censis non lancia messaggi allarmanti. “Che sussistano situazioni limite di sovraindebitamento è certo – si legge in una nota – ma ad oggi il fenomeno sembra riguardare una quota assai ridotta di famiglie per le quali è necessario approntare strumenti specifici”. Una situazione non certo drammatica come confermato anche dal fatto che la percentuale di prestiti bancari in sofferenza sul totale concesso alle famiglie è ormai su livelli stabili dal 2003, intorno allo 0,7%, molto più basso rispetto a quanto si rilevava alla fine degli anni ’90 quando esso si attestava all’1,5% e l’ammontare dei prestiti era molto più contenuto. In frenata anche la domanda di nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni pur riscontrando ancora un consistente tasso di crescita. Nel primo semestre di quest’anno i flussi dei nuovi mutui sono aumentati di quasi il 7%, a fronte di un incremento che nello stesso periodo dell’anno precedente era stato di ben il 21,1%.