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Rally delle Borse in tutta Europa

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Seduta decisamente positiva per tutte le Borse europee, che si avviano a chiudere la prima sessione dopo la pausa pasquale con rialzi superiori ai tre punti percentuali. Molto bene anche Milano, dove, a meno di mezz’ora dal termine delle contrattazioni l’S&P/Mib guadagna il 3,4% a 31407 punti. Brillano in particolare Alitalia (+30%), Unipol, Tenaris e Telecom Italia, con rialzi rispettivamente superiori all’11, al 9 e all’8%. Tra le blue chip in negativo solo Seat Pagine Gialle, in flessione di oltre il 3 per cento.

 

Le Borse europee sono partire in scia a Wall Street (ieri regolarmente aperta a differenza dei mercati europei), dove il Dow Jones aveva chiuso la sessione precedente in progresso dell’1,52%, l’S&P500 dell’1,53% e il Nasdaq del 3,04%,  Positive nella notte anche le Borse asiatiche, con Tokyo che aveva chiuso con un +2,1%. Nemmeno la caduta dell’indice di fiducia dei consumatori americani, sceso a 64,5 punti, ha messo un freno al rialzo del mercato.

 

Ha svolto il ruolo di innesco la lievitazione del valore degli asset nel portafoglio di Bear Stearns, che ha riportato un sentiment positivo sulle Borse. Dopo trattative svoltesi nella domenica di Pasqua, Jp Morgan ha infatti migliorato di cinque volte la propria offerta per Bear Stearns, portandola da 2 a 10 dollari per azione, per complessivi 2,65 miliardi di dollari, dai 430 concordati inizialmente. L’accordo ha rimesso luce sulle valutazioni degli asset di Bear Stearns, con il titolo che ha chiuso in rialzo del 76% a 11,25 dollari, ma anche di tutto il settore bancario.

 

Nel dettaglio il nuovo accordo Jp Morgan – Federal Reserve – Bear Stearns ha già portato il cda della banca in difficoltà ad attribuire il 39,5% del suo pacchetto a Jp Morgan, chiudendo di fatto l’affare. Il passaggio di mano della restante quota è invece sottoposto al sì dell’assemblea. La Fed non garantirà più fino a 30 miliardi nel portafoglio di Bear Stearns. La cifra è stata ridotta a 29 miliardi. In termini pratici le prime perdite della banca, fino a un miliardo, saranno in capo integralmente a Jp Morgan, la Fed interverrebbe solo in via successiva. La revisione dell’offerta da parte di Jp Morgan si era resa necessaria dopo che nei giorni scorsi si era assistito a una fronda tra gli azionisti della banca, capeggiati dall’investitore britannico Joe Lewis che aveva investito nel titolo 1,26 miliardi di dollari, decisi a richiedere una migliore valutazione per un titolo nel 2007 si era spinto anche a toccare i 170 dollari.

 

Per Serena Marchesi di Banca Imi, la ratio sottostante all’intervento di bail out (salvataggio) effettuato dalla Fed tramite JP Morgan non è l’usuale “too big to fail” (troppo grande per fallire) ma “too interconnected to fail”. “Il sistema finanziario, in particolare quello americano – spiega in un report l’analista – è stato caratterizzato negli ultimi anni da una crescente complessità e interdipendenza di modo che l’insolvenza di realtà anche diverse dalle banche commerciali porta con sé rischi sistemici molto elevati e non accettabili. L’intervento della Fed attraverso la concessione di finanziamenti ricevendo in garanzia proprio quei titoli che non hanno più un mercato liquido (RMBS) rappresenta un passo importante per aiutare le banche a scongiurare eventuali crisi di fiducia e/o liquidità. Il passo successivo, se ci si arriverà, sarà l’acquisto diretto in via definitiva di tali titoli per risollevare il mercato”. Un passo che però riverserebbe completamente l’impatto della crisi sulle tasche dei contribuenti americani.

 

(notizia aggiornata alle ore 17.22)