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Il quantitative easing della Fed piace alle Borse, ma affossa il dollaro

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Lotta senza frontiere alla recessione. Ieri sera la Federal Reserve ha varato un piano di acquisto di titoli del Tesoro a lungo termine per 300 miliardi di dollari nei prossimi 6 mesi. Inoltre la banca centrale statunitense – che ha mantenuto il livello dei fed funds nel range 0-0,25% – estenderà il programma di acquisto di titoli legati ai mutui immobiliari, aggiungendo altri 750 miliardi di dollari, arrivando a un totale di 1.250 miliardi di dollari. Il pacchetto di iniziative “non convenzionali” di politica monetaria è atto a sostenere il sistema finanziario ed economico sostenendo i prezzi e spingendo al ribasso il rendimento dei Treasury. La Fed, si legge nella nota di accompagnamento alla decisione,  ritiene che la forza delle politiche di stimolo fiscale e monetario messe in atto sarà in grado di rilanciare la crescita della prima economia mondiale. Nei primi mesi del 2009, ha rimarcato la Fed,  la contrazione dell’economia Usa è proseguita.
Nelle ultime settimane si erano mosse nella stessa direzione la Bank of England e la banca centrale giapponese. La prima ha annunciato un programma di acquisto di asset dal valore complessivo di 75 miliardi di sterline e gli acquisti, già iniziati, stanno riguardando i Gilt (i titoli di Stato emessi nel Regno Unito, ndr) a media e lunga scadenza. Il comitato di politica monetaria della Banca del Giappone ha invece deciso ieri di aumentare del 30% circa le acquisizioni dei buoni del Tesoro portandole fino a 1800 miliardi di yen (15 miliardi di euro) al mese. 
Le cosiddette mosse di “quantitative easing” – ossia creazione di moneta da parte della banca centrale e la sua iniezione nel sistema finanziario acquistando principalmente titoli di Stato a lunga scadenza – da un lato sono solitamente in grado di risollevare l’economia evitando un calo duraturo dei prezzi (deflazione), dall’altro rischiano di portare nel tempo al fenomeno opposto, ossia un rialzo eccessivo dei prezzi. “Non è ancora assodato come faranno fronte all’aumento del debito – rimarcavano ieri in un report gli strategist di BofA Merrill Lynch – ma un’elevata inflazione è uno scenario verosimile, anche se non nel breve periodo”.


Wall Street ha risposto positivamente alle mosse della Fed andando a chiusure sui massimi di giornata (+2,09% la chiusura dell’S&P 500) sostenuta ancora una volta dai bancari con Bank of America e Citigroup in rialzo entrambe di oltre il 22%. Differente la reazione del mercato dei cambi con il dollaro sceso violentemente. Alla fine il calo nei confronti dell’euro è stato del 3,6%, maggior calo giornaliero di sempre, attestandosi in area 1,35. Netto, infine, il calo dei rendimenti sul mercato obbligazionario: il Treasury a 10 anni è sceso ai minimi dal 1962 con un rendimento del 2,52%.