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Quant trading, quando la matematica aiuta l’investitore

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Si è conclusa ieri la due giorni dedicata al trading quantitativo organizzata per il sesto anno da Diaman Sicav. Il Quantitative Asset and Risk management workshop 2011, tenutosi a Palazzo delle Stelline a Milano, ha visto la presenza di numerosi esperti di caratura nazionale e internazionale. L’eterogeneo parterre di specialisti ha così permesso di discutere di strategie operative, di aspetti tecnici e accademici unite da un fattore comune: il ruolo e il sostegno della matematica nell’implementazione delle proprie strategie di trading.

 

Dalla due giorni milanese è giunto un chiaro messaggio dopo la crisi che ha caratterizzato l’andamento dell’economia globale nel biennio 2008-2009: la gestione ottimale del rischio non può più essere fatta solo ed esclusivamente in termini di correlazione e diversificazione tre le diverse asset class globali. Piuttosto è il ruolo del rischio che va ricalibrato e riposizionato nella sua assoluta centralità.

 

Proprio la crisi dei mutui subprime ha infatti evidenziato come investimenti azionari e obbligazionari, tipicamente dicotomici, nella realtà hanno mostrato in uno stato di generale shock e irrazionalità come le perdite potevano caratterizzare contestualmente ambedue gli impieghi.

 

Un intervento particolarmente interessante in tal senso è giunto da Frank Hausler, responsabile per Wegelin delle strategie multi asset class. L’esperto svizzero ha evidenziato come la costruzione del portafoglio allocando gli attivi secondo il rispettivo contributo di rischio offra all’investitore  un efficace approccio alla diversificazione. Ecco dunque che una direttiva di sviluppo nelle strategie di gestione dei portafogli, passata dal modello bilanciato classico degli anni ’80 a quello di Yale dei ’90, apre per il prossimo futuro la soluzione dell’equalizzazione del rischio. “Questa metodologia ha mostrato una maggiore stabilità anche in occasione di eventi estremi” ha sostenuto Hausler ricordando come “tale strategia è già utilizzata da importanti investitori istituzionali come Atp, maggior fondo pensione danese”.

 

La metodologia dell’equalizzazione dei rischi offre un contributo importante in un’ottica di una più congrua remunerazione dei pericoli assunti. Tuttavia la vera sfida risiede nell’attuare la strategia nel modo più efficiente possibile da un punto di vista operativo e di definizione e quantificazione delle fonti di rischio, integrandoli in un modello multidimensionale.

 

Degno di nota anche il contributo fornito da Daniele Colantonio, risk manager di Anthilia Capital Partners. Parlando di market speed betting, l’esperto ha mostrato come i suoi studi, sostenuti ovviamente da un aspetto prettamente pratico, abbiamo permesso di individuare i punti di inversione del mercato grazie all’utilizzo di un indicatore stocastico come la media mobile. Lo strumento permette a Colantonio di analizzare i 9 mesi precedenti, testare quali medie stanno realmente funzionando, simulare i risultati in termini di profit/loss per poi selezionare la media che all’interno di una distribuzione gaussiana ottenuta proprio con l’analisi dei trade vincenti/perdenti massimizza i profitti. Grazie a questa analisi sui tre trimestri precedenti è possibile orientare la propria operatività per il successivo quarto.

 

Il fondatore di Diaman Sim, Daniele Bernardi, si è invece interrogato se la frontiera efficiente costruita con il modello di Markowitz permetta all’asset al location risultati ottimali. L’ingegnere veneziano ha compiuto la sua analisi sul triennio 2008-2010, giungendo al risultato che la scelta migliore cade in realtà sullo schema multi ranking. Il modello combina 9 differenti criteri, suddivisi a loro volta in 3 sottocategorie: rispettivamente si hanno indicatori di forza relativa, di alpha e di momentum a cui si aggiungono tre indicatori di rischio e 3 di rendimento. Grazie alla potenza delle attuali intelligenze artificiali, tale tecnica permette di individuare molto agevolmente la costruzione di un portafoglio ottimale in grado di sovraperformare il benchmark di riferimento.

 

Da segnalare infine gli interventi tenuti da Andrew Kumiega, professore all’Illinois Institute of Technology di Chicago e co-autore del libro “Quality money management”, e da Ruggero Bertelli, professore all’Università di Siena e sostenitore di un nuovo approccio per valutare l’efficienza dei portafogli.