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QE, scudo BTP in pericolo in vista elezioni 2018: banchiere Bce mette fretta a Draghi

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Sui mercati europei già scossi dagli scandali che travolgono Trump, arriva un’altra doccia fredda.

Intervistato da Reuters Benoit Coeure, membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, ha invitato l’istituto a non aspettare troppo prima di iniziare a ridurre il suo programma di stimoli monetari Quantitative easing, soprattutto in caso di conferma della ripresa dell’inflazione in Eurozona.

Coeure ha aggiunto che in teoria la Bce potrebbe anche pensare a un aumento dei tassi, se necessario, mentre non dovrebbe ancorare le proprie mosse a eventi politici importanti. Un riferimento, secondo Reuters, alle elezioni tedesce ma anche a quelle politiche in Italia entro il maggio del 2018. E dunque un segnale che la Bce potrebbe anche decidere di procedere a un eventuale tapering del QE o aumento dei tassi staccando così la spina allo scudo BTP.

In pieno periodo di campagna elettorale in vista delle elezioni in Germania del prossimo settembre, la Bce è sempre più sotto pressione. Diverse volte Berlino ha chiesto all’istituto guidato da Mario Draghi di iniziare a ridurre il massiccio programma di acquisti di bond – del valore complessivo di 2,3 trilioni di euro – e di tornare ad alzare anche i tassi principali di interesse.

Coeuré ha sempre appoggiato la view di Draghi, che per ora ha ribadito la necessità di andare avanti con la politica monetaria accomodante che ha portato il tasso sui depositi delle banche presso la Bce fin sotto lo zero, a -0,4%. Ma stavolta anche lui sembra temere che un intervento tardivo della Bce possa finire con il produrre proprio gli choc finanziari che i mercati temono.

“In politica monetaria, l’eccessivo gradualismo rischia di provocare sui mercati aggiustamenti maggiori, nel momento in cui la decisione viene alla fine presa”.

Il banchiere ha difeso le misure straordinarie lanciate da Draghi negli ultimi anni; tuttavia, fa notare Reuters, ha anche mostrato una certa apertura alla possibilità, almeno in teoria, che il tasso sui depositi venga alzato prima della fine del QE.

I suoi commenti confermano le due anime colomba-falco della Bce, e contrastano con le rassicurazioni arrivate dagli altri due membri del Consiglio direttivo, il vicepresidente Vitor Constancio e il responsabile economico Peter Praet, alleati di Draghi, che hanno sempre invocato un processo lento di normalizzazione dei tassi.

Lo scorso mese l’inflazione dell’Eurozona si è attestata all’1,9%: tuttavia, ciò a cui guarda Draghi è la componente core dell’inflazione, quella depurata dai prezzi dei beni alimentari ed energetici, che sono i più volatiliti. Anche tale inflazione di fondo è tuttavia balzata , dallo 0,7% di marzo all’1,2% di aprile. Il target di inflazione della Bce è lievemente inferiore al 2%.

Le banche si sono spesso lamentate del persistere del mix QE e tassi sotto lo zero, definendo in modo particolare i tassi depositi negativi una tassa imposta al cash in eccesso che depositano presso la Bce, che alla fine ha finito per comprimere la loro redditività. Coeure ha detto che finora i benefici della politica di tassi a zero hanno più che compensato gli effetti collaterali. Tuttavia lui stesso ha detto che, nel caso in cui diventasse un ostacolo all’erogazione del credito da parte degli istituti, il tasso di deposito potrebbe essere rialzato.