Pubblica amministrazione verso la riforma, ma risulta già più snella e meno costosa

Inviato da Titta Ferraro il Mar, 18/02/2014 - 14:39
Il premier in pectore Matteo Renzi ha indicato tra le priorità dei primi mesi del nuovo esecutivo anche la riforma della pubblica amministrazione. A sorpresa però dall'Osservatorio SDA Bocconi sul cambiamento delle amministrazioni pubbliche (Ocap) emerge che negli ultimi anni il pubblico impiego italiano ha già portato a compimento una sostanziosa cura dimagrante e si riscopre meno costosa per i cittadini. Ora il numero di dipendenti e la spesa per il personale risultano sostanzialmente in linea con il resto d'Europa e ben al di sotto di realtà come Francia e Regno Unito. 
"La terapia d'urto inaugurata nel 2010, e che si concretizza soprattutto in riduzione del turn-over e blocco della contrattazione - ha spiegato Giovanni Valotti, responsabile dell'Ocap - hanno avuto un effetto di dimagrimento, ma anche effetti collaterali come l'invecchiamento del personale, con quasi metà dei dipendenti over 50". Gli studiosi dell'Osservatorio SDA Bocconi ritengo che sia comunque necessario un piano straordinario che migliori l'efficienza della Pa senza continuare a incidere indistintamente sul personale.

Dipendenti pubblici diminuiti del 5,5% in 5 anni 
Dall'Osservatorio Ocap dell'Università milanese emerge che tra il 2008 e il 2012 il numero dei dipendenti pubblici è diminuito del 5,5% portandosi a 3.238.474 unità e la spesa per i dipendenti pubblici è calata del 4,38% a 165,4 miliardi di euro, ovvero 2.717 euro pro capite, poco al di sotto della media europea (2.736 euro), ma ben al di sotto di paesi dalle dimensioni e dallo sviluppo paragonabili al nostro, come Francia (4.080 euro pro capite) e Regno Unito (3.260 euro). Anche il rapporto tra la spesa per i redditi da lavoro dei dipendenti pubblici e totale della spesa pubblica corrente si è portato leggermente al di sotto della media europea (24,8% contro 24,9%), con un calo di quasi due punti dal 2008.

Stretta cospicua sui dirigenti pubblici 
Ancora più significativo risulta il taglio del numero dei dirigenti pubblici tra il 2007 e il 2012: -19% nei ministeri, -13% nelle regioni a statuto ordinario, -31% nelle province, -20% nei comuni.

Aumenta la quota delle donne
Spicca poi l'aumento del tasso di femminilizzazione della pubblica amministrazione, ben al di sopra di quello del settore privato anche a livello dirigenziale. Le dirigenti donne, tra il 2007 e il 2012, sono passate dal 35,3% al 39,49% nei comuni, dal 26,44% al 31,07% nelle province, dal 30,18% al 36,31% nelle regioni a statuto ordinario e dal 34,47% al 42,93% nei ministeri.

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