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Prove di disgelo tra Marchionne e Marcegaglia, ma resta da sciogliere il nodo Mirafiori

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Confindustria tende a una mano Fiat. La proposta si chiama Federauto. E Fiat apprezza. L’ipotesi di creare una nuova associazione di imprenditori che potrebbe staccarsi dallo sherpa degli industriali con un contratto ad hoc, è valutata con favore ai piani alti di Fiat. “Un contratto specifico per il settore auto può essere una soluzione giusta”, ammette Sergio Marchionne, amministratore delegato della casa torinese in trasferta a New York. Ma con un paletto chiaro.

“Per Fiat il contratto auto può darsi sia la soluzione giusta per il contratto. Per la Fiat, se questa joint venture con Chrysler va avanti, non deve far parte di Confindustria. Quindi aspettiamo, quando loro sono pronti rientriamo. Non è che posso fermare l’investimento”. “La newco di Mirafiori tra Fiat e Chrysler nasce fuori da Confindustria”, gli ha risposto a stretto giro il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia.  “Lavoriamo da oggi – ha aggiunto – Confindustria, Fiat e Federmeccanica per fare un contratto auto in linea con le esigenze di Fiat. Appena ci sarà, Fiat rientrerà in Confindustria”.


Il fattore tempo è cruciale. Natale è ormai a un passo. E Marchionne non intende posticipare la deadline: se sul caso Mirafiori non si arriverà ad una soluzione, risorse e nuovi produzioni del gruppo automobilistico torinese saranno traghettate all’estero. Ieri il top manager ha ribadito che trasferire la produzione Fiat oltre i confini sarebbe come fare un torto all’Italia. Se sulla carta c’è la volontà di venire incontro a Confindustria, dall’altra alla Fiat stanno continuando ad esaminare tutte le possibilità per trovare la migliore quadratura del cerchio per gli impianti.


Lunedì è programmato un vertice tra i leader di Fim, Uilm e Fiom. Ma intanto il mercato in attesa di ulteriori sviluppi sul fronte Confindustria presta orecchio alle ultime indiscrezioni. Secondo il quotidiano Valor Economico una destinazione valida per gli impianti Fiat potrebbe essere il Brasile. Il giornale carioca scrive che il Lingotto starebbe progettando di investire in Brasile fino a 440 milioni di euro per produrre modelli Chrysler, precisando inoltre che Fiat avrebbe confermato i colloqui con le autorità del Pernambuco.

Lo stabilimento sarebbe situato a Suape, nella regione nord orientale del Brasile. La realizzazione del progetto dipende dal via libera da parte del presidente brasiliano, Lula da Silva, dell’estensione degli incentivi per le case automobilistiche in alcune aree del Paese.“La notizia confermerebbe l’intenzione della Fiat di mantenere la sua posizione di leadership nell’enorme mercato dell’America Latina”, si legge in un report di Banca Akros.

Di certo Fiat ha ottimi risultati in Brasile e se dalle ipotesi di scuole si passasse alla realtà l’investimento in terra brasiliana potrebbe distogliere l’attenzione della speculazione dall’area asiatica. Da qualche tempo in Borsa si vocifera che potrebbe farsi largo addirittura un futuro cinese persino per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in Sicilia, nonostante le proteste degli operai e le dichiarazioni di nessun interesse da parte di alcuno della dirigenza Fiat.