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Prosegue il crollo delle esportazioni di orologi svizzeri, ma debole sterlina spinge vendite in UK

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Ancora in forte calo le esportazioni di orologi svizzeri. Dal rapporto diffuso dalla Federazione dell’Industria Orologiera Svizzera emerge un calo significativo a luglio, pari al 14,2% a/a. Si conferma quindi un calo a doppia cifra, anche se in lieve recupero rispetto al -16% evidenziato nel mese di giugno. Si tratta del 13° dato mensile consecutivo negativo complice la forza della valuta svizzera; di contro la discesa della sterlina post-Brexit ha contribuito a incrementare le vendite nel Regno Unito. 


Sulla Borsa di Zurigo si muovono in ribasso i titolo Swatch (-0,4%), i cui marchi di fascia alta includono Harry Winston, Omega, Breguet e Jaquet Droz. In calo dello 0,75% il titolo Richemont che detiene i marchi Cartier, Montblanc, Baume & Mercier e Piaget

Attentati terroristici incidono su export verso Francia
La flessione maggiore riguarda l’export verso Hong Kong, con un calo del 32,7% a/a, che rappresenta il diciottesimo mese consecutivo di contrazione. Anche in Europa le vendite hanno subito un forte calo, per esempio in Francia del 27,8%, flessione dovuta sicuramente alle crescenti paure generate dai recenti attentati terroristici. Yann Quelenn, analista di Swissquote, rimarca come il mercato asiatico sia quello in maggior pericolo e ha subito un forte colpo con l’annuncio che le autorità cinesi mirano a regolare la pratica del fare regali. In termini di volumi, tutte le fasce di prezzo sono state interessate dal declino, soprattutto quelle sotto i 200 e superiori ai 3.000 franchi.

“La principale ragione per cui la domanda di orologi è calata in tale misura è sicuramente riconducibile alla supervalutazione del franco svizzero – sottolinea Quelenn – tanto che è molto difficile riuscire a prevedere una sua ripresa finchè la moneta rimane così alta”. “Pur tuttavia – prosegue l’esperto di Swissquote – il bicchiere non è solo mezzo vuoto in quanto la bilancia commerciale svizzera rimane ancora molto positiva per quanto si sia ridotta a 3,55 a 2,93 miliardi di franchi. In altre parole, ciò significa che la situazione è ampiamente sotto controllo e importare un po’ di inflazione potrebbe rivelarsi una soluzione vincente, per quanto possa comportare un sacrificio per le esportazioni. Con sempre maggiori prove dei danni provocati dal Super-franco all’economia domestica, non possiamo che aspettarci ulteriori pressioni sulla Swiss National Bank affichè provveda a tenere sotto controllo l’apprezzamento della moneta. Per quanto la banca centrale svizzera abbia già esaurito la gran parte delle misure di politica monetaria a sua disposizione”.